Nuno Júdice | Canto V, Inferno



Nuno Júdice

Accanto al monumento alle Scoperte, uno dei simboli di Lisbona, ecco Dante letto da Nuno Judice. Nato nella solare Algarve dove ha una bella casa colonica e ospita d’estate i suoi figli e nipoti, ha un curriculum da Nobel (tra gli altri il Premio Ispano-Americano Reina Sofia e premio alla Carriera Europa in versi). Ama Pasolini. Ha tradotto opere teatrali di Shakespeare e Molière ed è stato direttore dell’Istituto Camoes a Parigi. Ha due libri tradotti in italiano, ma è tradotto anche in molte altre lingue, tra cui in francese nelle edizioni Gallimard.


Inferno, Canto V

vv. 132-138


Quando leggemmo il disiato riso

esser basciato da cotanto amante,

questi, che mai da me non fia diviso,


la bocca mi basciò tutto tremante.

Galeotto fu ’l libro e chi lo scrisse:

quel giorno più non vi leggemmo avante».


Commento:

Ho scelto questo piccolo estratto dall'episodio di Paolo Malatesta e Francesca da Rimini perché è la più bella descrizione dell'innesco della passione amorosa che segue la passione letteraria. 500 anni prima di Flaubert (che probabilmente ha letto "La Divina Commedia" per ispirarsi a Madame Bovary) Dante sceglie la lettura di questo momento in cui prende forma l'adulterio di Lancillotto e della regina Ginevra per interromperlo nel momento in cui Paolo e Francesca scoprono questa passione, prima letteraria, poi carnale, che li porterà alla morte. Ciò che è ammirevole è il modo in cui Dante combini la sintesi e la suggestione, il silenzio e il non detto, in modo che si possa immaginare questo abbraccio da questo singolo verso:

"Quel giorno piú non vi leggemmo avante".

Questa connessione tra amore e lettura sarà riprodotta all'infinito nella pittura, nella letteratura, nel teatro, in tutte le forme possibili; e il silenzio che l'accompagna fa nascere quello spazio di immaginazione che ci permette di indovinare cosa succederà, dalla vita alla morte, tra i due amanti. A parte questo, possiamo non essere d'accordo con la loro condanna all'inferno, ma se fossero in paradiso non ci sarebbe questo episodio che ci fa rimpiangere un destino così tragico.

Possiamo rimpiangerlo, ma un altro poeta, il cantautore Georges Brassens, dice la stessa cosa nei versi:

"Il n'y a pas d'amour heureux". (“Non esiste amore felice.”)

Forse c'è nella vita, ma nella poesia non è proprio il soggetto giusto.


Nuno Júdice


Inferno, Canto V

vv. 132-138


Quando lemos do desejado riso

a ser beijado por tão grande amante,

e este, que de mim seja indiviso,


a boca me beijou todo anelante.

Galeotto foi o livro e quem o disse:

nesse dia não lemos adiante.


Commentaire:

J’ai choisi ce petit extrait de l’épisode de Francesca et Paolo de Rimini parce que c’est la plus belle description du déclenchement de la passion amoureuse suite à la passion littéraire. 500 ans avant Flaubert, (qui a sans doute lu «La Divine comédie» pour s’y inspirer de Madame Bovary) Dante choisit la lecture de ce moment où l’adultère de Lancelot et de la reine Guenièvre se concrétise pour l’interrompre au moment où Paolo et Francesca découvrent cette passion d’abord littéraire, puis charnelle, qui les conduira à la mort. Ce qui est admirable c’est la façon dont Dante allie la synthèse et la suggestion, le silence et le non-dit, pour qu’on puisse imaginer cette étreinte à partir de ce seul vers :

«quel giorno piú non vi leggemmo avante.»

Cette liaison entre amour et lecture sera reproduite à l’infini en peinture, littérature, théâtre, sous toutes les formes possibles ; et le silence qui l’accompagne donne lieu à cet espace d’un imaginaire qui nous permet de deviner ce qui arrivera, de la vie à la mort, entre les deux amants. À part cela, on peut ne pas être d’accord avec leur condamnation à l’enfer, mais s’ils étaient au paradis il n’y aurait pas cet épisode qui nous fait regretter un si tragique destin.

On peut le regretter mais un autre poète, le chanteur Georges Brassens, dit la même chose dans le vers :

«Il n’y pas d’amour heureux».

Dans la vie il y en a peut-être; dans la poésie, c’est pas vraiment le bon sujet.


Nuno Júdice


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