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Recensione al volume Quel dolce nome di Mario Schiani


Un’atmosfera kafkiana, d’inquietudine e di attesa attraversa il romanzo “Quel dolce nome” (Giovane Holden Edizioni), il nuovo, originale libro di Mario Schiani, giornalista culturale e scrittore. Una vicenda che si svolge in poco più di due giorni, ambientata in un anonimo ospedale, dove il protagonista è ricoverato per un banale intervento chirurgico. È un uomo che appare indifeso e rassegnato di fronte agli insulti e alle angherie che deve subire da parte degli altri pazienti, e a volte, della freddezza e perfino del disprezzo dimostrato nei suoi confronti dai medici e dagli infermieri. La grave colpa di cui sembra essersi macchiato, il mistero che avvolge la sua persona, che non sarà svelato se non quasi alla fine del libro, fa di lui, per assurdo una vittima. E a lui in quanto presunto colpevole si rivolgono i personaggi minori del romanzo, che affidano alla sua coscienza dolori segreti, turbamenti, angosce che hanno irrimediabilmente segnato le loro esistenze. Infatti solo chi è ritenuto colpevole di un reato esecrabile, chi ha toccato il fondo degli abissi del male può capire il male che ha incanalato in destini ineludibili le vite degli altri. Ognuno di loro narra la propria storia in monologhi che esprimono, tra rancori mai sopiti, domande senza risposte, fragili certezze, tutta la solitudine entro la quale si consumano le loro esistenze. Emblematica di questa solitudine è la figura di un paziente, un prete, l’unica a non avere alcun dialogo con le altre persone ricoverate, né con il personale ospedaliero: appare avulso dalla realtà che lo circonda, mentre recita in latino frammenti di preghiere in una sorta di delirante atto di fede.

Il titolo del romanzo, “Quel dolce nome”, riferito al nome “padre”, frase tratta dall’Ifigenia di Racine, da subito ci introduce nel tema che lega appunto tutti i personaggi e le loro vicende, quello del rapporto tra padre e figli. Tema che verrà approfondito in tutta la sua complessità poiché ognuno dei personaggi è stato influenzato nelle proprie scelte dalla figura paterna. Figura sempre conflittuale, al punto da condizionare la vita dei figli per estrema e ottusa severità, mancanza di dialogo, egoismo, indifferenza o addirittura totale sfiducia nelle capacità dei figli stessi. O anche, come appare nel rapporto tra il protagonista e la figlia Giulia, personaggio chiave del romanzo, una sorta di rovesciamento dei ruoli: il padre che cerca costantemente la presenza rassicurante di lei e lei che lo esorta a difendersi dalle accuse infamanti che gli vengono mosse, lo protegge, mostrandosi sempre premurosa e affettuosa. Un amore filiale smisurato per contrastare il disprezzo degli altri. Anche la sua vita sarà comunque condizionata dalla vicenda del padre.

Un altro tema è quello dell’importanza, dei molteplici significati che hanno i libri, che ha la letteratura nell’aprire nuove finestre sulla realtà, esplorare nuovi modi di essere, o creare mondi paralleli in cui rifugiarsi fatti di ricordi, sia pure deformati dalla memoria selettiva. È quello che si legge, per esempio nelle pagine in cui parla la figlia di un paziente, una presenza resa anonima dalla figura “parassitaria” e dispotica del padre, che rivela il suo dramma e afferma di aver trovato consolazione nei libri e alla quale l’autore affida la domanda cruciale che riguarda l’onere che ha ogni scrittore e cioè ”la terribile responsabilità di consegnare una frase o una parola, perfino una singola lettera all’eternità dello stampato” (pag. 145). Giulia, che ama i libri tanto da aver aperto una piccola libreria antiquaria, arriverà alla conclusione che “di realtà nei libri non ce n’è. Verità si, a bizzeffe: realtà no” (pag. 238).

Ma altri sono i temi che si possono ravvisare nel romanzo, come ad esempio la mancanza, a volte, negli ospedali, da parte del personale ospedaliero, di una specifica preparazione nell’ambito della medicina di ciò che viene definito “Medical Humanities”, cioè dalla necessità da parte dei medici e non solo, di legare la pratica medica all’ambito umanistico, per una più profonda comprensione della persona ammalata.

E non ultimo, il tema dell’ignoranza che genera maldicenza e superstizione, mali che da sempre avvelenano la società.

Tanti, dunque, gli spunti di riflessione che offre questo romanzo e fondamentale il messaggio di che alla fine offre, attraverso le parole di Giulia: per ogni essere umano, oltre il dolore, oltre il male esiste un orizzonte di speranza, “l’ora di alzarsi e guarire”.

Laura Garavaglia


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