Poeta, lettore e viceversa: entrambi sono necessari per danzare


Come scrittore, come poeta, credo nel potere redentore della Parola, e amo tutte le parole, in tutte le lingue che non conosco e non imparerò mai: la parola "stravagante", la parola giaccio, la parola arigato, la parola sticla, la bellissima parola sanglot. In questo viaggio senza ritorno possibile che è la Letteratura, ho avuto la fortuna di incontrare e occuparmi di molti poeti, e ho fatto affidamento su tutti loro e ho imparato l'essenziale da tutti loro: scrivere è solitudine, determinazione, costanza, umiltà militante quando si tratta di invocare un verso e raccoglierlo.

Elenco le dieci riflessioni che mi accompagnano da molto tempo:


1. Ogni poeta merita rispetto, se rispetta se stesso.

Non esiste una gerarchia di poeti. Abitiamo tutti la Casa Comune della Poesia. E l'unica cosa importante è sforzarsi di essere autentici e dare sempre il meglio, con impegno e con rischio.


2. Non tutto è lecito

In questi rari tempi in cui tutto è urgente, va detto a gran voce che, in Poesia, nulla è urgente, e ogni poesia ha il suo tempo di cottura, e se l'autore rispetta se stesso e i suoi lettori, lascerà nel cassetto molte poesie di fattura accettabile, ma spendibile. In poesia, se parliamo di Poesia e non di sciocche osservazioni o di giochi di parole che vengono postati in rete con oscurità e premeditazione, se parliamo di poesia, non tutto è lecito. Piuttosto, e che nessuno rimanga senza fiato, nella poesia molto poco di ciò che viene scritto merita di essere pubblicato. Perché, in poesia, meno è sempre meglio, e tutto ciò che non aggiunge rimane.


3. Un poeta è un lettore che, a volte, scrive anche.

L'unico strumento del poeta è il linguaggio, e a lui è necessario, e solo con il linguaggio potrà creare quella poesia che desidera. La lettura è, quindi, la prima e più essenziale forma di scrittura, leggere gli altri per scriversi e scriverci. Portiamo tutti le nostre prime letture nella memoria e nel cuore, e siamo in grado di rispondere a domande di diverso genere, che forniranno alcune informazioni sulla nostra immaginazione e sulla nostra poetica: chi è stato il nostro primo autore? Quale libro ha innescato il nostro irrefrenabile desiderio di essere scrittori? Quale libro di versi abbiamo letto più di una volta? E più di dieci? Leggiamo quando scriviamo? C'è un libro, un autore, che favorisce la nostra ispirazione? Qualcuno che la innesca?


4. Innanzitutto, conoscere la Tradizione, poi cercare di romperla con la propria voce e il proprio sguardo

Siamo, nella scrittura e nella vita, la somma aleatoria di quanto volevamo essere, di quanto pensiamo di essere, e di quanto siamo ora, comprendendo per ora quel momento verticale e transitorio da cui guardiamo intorno a noi. Così, uno scrittore è legato alla sua Tradizione, perché da essa viene, e in essa ci sono i successi e le difficoltà dei suoi saggi, delle sue scoperte ed esitazioni, le cicatrici e le medaglie di un'opera che, essendo sua, appartiene già a tutti. E sono i poeti che, generosamente, si addentrano senza limiti di tempo in quelle opere essenziali dei grandi, che hanno il maggior numero di possibilità di modulare la propria voce.


5. Solo le poesie con una vocazione a resistere meritano di resistere

La parola, quindi, come il respiro del poeta, come il respiro del lettore quando il suo cuore si espande con nuovi suoni, con certezze intuite solo nel suo vagare dal soggiorno al bagno e che ora, per quel raro mistero della comunione tra affini - poeta, lettore e viceversa - sono rivelazione, guida, tremore condiviso. Una buona poesia deve cercare sempre la complessità dei sentimenti, rinunciando esplicitamente alla certezza dei significati. E per questo il poeta deve ascoltarsi a fondo, con rispetto di tutto ciò che verrà, in modo che quando poi lo ascolteremo ci sentiremo coinvolti. Perché una poesia è, innanzitutto, ciò che non dice, ma è.


6. C'è poesia oltre il canone.

Nessuno si confonda: il canone poetico risponde alla confluenza di tanti vettori che non sono sempre ben ponderati, e sebbene a volte siano tutti quelli che sono, non è meno vero che non ci siano tutti quelli che sono, un'affermazione che può sembrare azzardata risponde a una costante realtà: il poeta di razza, a causa della sua condizione genetica ingestibile, bivacca lontano dal potere – ovvero critiche, dotte cattedre universitarie, stampa dispensatrice di favori - e le sue epifanie, sarà unanimemente riconosciuto e celebrato? C'è vita al di là di ogni canone, un libro, solo uno, può rendere grande il suo autore, ogni esame, catalogo, raccolta realizzata con buone intenzioni, sono soggetti a errore e dovrebbero essere intesi come un tentativo, non sempre obiettivo, di dare rango e spazio alla numerosa schiera di poeti che, in attesa di destinazione, aspirano a un riconoscimento che richiede tempo per arrivare.


7. L'unica antologia affidabile è il tempo.

Molti di noi sono poeti, molte sono le opere che richiedono riconoscimento e pochissime sono le sedi affidabili dove ciò accade. E di fronte a questa ingestibile certezza, l'autore deve proseguire il suo cammino, poiché scrive per vocazione e per necessità, la scrittura come inizio e fine di tutto, stimolo e premio, impalcatura e palco: scrivere, e che il destino tratti la scrittura come merita, se merita. Parte di quanto è stato detto è in questa poesia:

Prendi nota e stai zitto

E tu / sciocco benefattore / vivi come avresti voluto vivere se ti fosse permesso? // Cosa rimarrà del tuo taccuino / tra sei anni, dieci o cinquanta? / Ti resta così tanto tempo per inciderlo con l'inchiostro? // Non c'è abbastanza testo stampato nelle pescherie / nelle pagine salmone che Lucifero possa confondere? // Non ti piace il comune divertimento/ i marciapiedi e chi cammina? // Scrivo / perché sano di mente sono vivo / e sono solo ciò che sono stato / l'altro che parla silenziosamente // e che ascolta quando ascolto stupito.


8. Non è la stessa cosa Letteratura e vita letteraria.

Siamo noi poeti che, a differenza dei nostri compagni narratori, persone bisognose di affetto, molto predisposte ad abbracci e inviti, abbiamo bisogno di leggere ed essere letti in un rituale incatenato di atti che ci rendono visibili a terzi. Ed è bene che sia così, ed è bene che gli incontri abbondino, nella propria terra e in altri Paesi, per scambiarsi esperienze, preoccupazioni, dubbi e desideri: la nostra argilla è modellabile, la pagina in cui perpetriamo le nostre poesie è ampia e la necessità di andare incontro agli altri è tanta. Ma tutto questo nella sua giusta misura, evitando rumori eccessivi, cenacoli con tessera e parola d’ordine, quell'endogamia malsana che porta inevitabilmente alla decadenza.


9. La poesia finisce di essere scritta solo quando trova un lettore che si sente coinvolto.

Se la Poesia, in un atto di suprema generosità, detta all'orecchio del poeta i versi che non aspettava e riceve umilmente, che senso ha tutto se non arrivano al lettore? Quando finisce la lettura di una buona poesia, di un'eccellente poesia? Oserei dire che quando troverà il suo lettore e lo farà suo, gli offrirà sempre un nuovo tremore, un silenzio condiviso, un'evocazione inaspettata.


10.La poesia è sempre stata estranea ai mercati.

La poesia non è quotata in Borsa, non è la notizia del giorno in televisione, non rivendica il primo posto nelle vendite insieme a romanzi storici o best seller. La poesia viaggia libera, di bar in bar e di bocca in bocca, e vede la luce grazie a editori pazzi e sensibili la cui massima aspirazione è non perdere, concentrati sul nobile tentativo di dare spazio e voce a grandi e piccoli, senza fretta e senza tregua, con quel disordine ordinato che hanno i cataloghi di razza. E siccome parliamo di poesia, con una poesia cerco di rispondere alla seguente richiesta: "Se è difficile definire la poesia, dicci almeno che cos'è un poeta". Un poeta è qualcuno che guarda un istante che non è il suo.


Affacciato ad un istante che non è tuo

E cosa stai cercando seccatore insolente/ che ci parli di quello che hai incontrato / ed era un nome famoso/ nei suoi momentanei successi / nella sua breve vittoria dieci sconfitte // dove pensi di andare / tradotto il tuo stupore in sei lingue / stanco il cuore // dove / ingenuo predatore di calamai / troverai un prezioso fonema vocale // come cercare / il percorso che si prende cura dei tuoi stracci / e insolente palpita perché ama // come perdere / per una pelle di prima / la stessa pelle di sempre // per una gioia / questo volto tormentato da divieti / nella spregevole attività di scrivere versi // mentì colui che ti ha detto / che una gola narrante / rende il lutto breve e amabile la memoria // mentirà il cielo nel suo stupore / mentiranno le voci altisonanti/ mentiranno i dolci legami // e quella trascuratezza nel vestire // ma è necessario sondare / è necessario sondare // solo così porta i suoi frutti / il grembo sterile dell'eterno.


Rafael Soler


Traduzione di Valeria Citterio – Revisione di Laura Garavaglia


Versión en español


Photo by Jr Korpa on Unsplash

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