La lingua dimenticata


La Poesia è questo fiume infinito che rivela la luce, il trascendente, l'immanente. In essa integriamo tutto ciò che è umano, divino. In essa viviamo tutto ciò che non viviamo, integrando l’oscurità, la morte, la stessa violenza e la crudeltà. In essa viviamo la vita piena di tutto ciò che ereditiamo e ci rende completamente noi stessi, unendoci con l'amore, con l'eterno, con il sogno, con l'infinito.

La poesia è libertà, sovversiva, libertaria, registra i viaggi dei sogni e riporta in vita, per brevi attimi, per attimi eterni, la certezza ontologica dell'essere, magico e compiuto. È nella poesia che l'uomo beve le essenze primordiali che costituiscono la voce autentica del mondo.

Le parole possono essere banali, nei giorni deludenti, per questo la poesia esiste, rivelata per noi in questo giardino in cui cerchiamo la nostra identità occulta, la dimensione segreta che ci riporta alla nostra identità vivente, dove incontriamo le parole semplici, eterne, primordiali, risvegliati nella luce segreta delle loro albe di freschezza.

La poesia registra tutto ciò che ricerchiamo e viviamo, tutto ciò che amiamo, tutto ciò che costruiamo, in tutta verità, bellezza e sincerità, ovvero la semplicità di strappare un velo che ci rimanda a noi stessi, imprigionati nella quotidianità.

La poesia è magica, iniziatica, profetica.

Il poeta cerca le parole che contengono le chiavi di se stesso. Attraverso di loro si afferma e si trasforma. Attraverso di loro vive. Solo nella poesia, l'UNO si apre e si riprende, perché è attraverso di essa che recuperiamo la vita, i sogni e gli archetipi.

Per questo, i poeti scrivono, da questo spazio libero invisibile dove beviamo la luce, il flusso immenso dove cresce il primo albero, il primo fiore, i primi suoni del mondo, dove il primo sussurro di ogni lingua dimenticata.

La vita vera, di cui parlava Rimbaud, è impossibile da vivere, tanto la sua incandescenza è fluida e distruttiva.

Per questo, ci approcciamo a malapena a lei e alle parole che accelerano il tempo, perpetuano la memoria, radicalizzano il momento.

La poesia, tale fluido che sgorga da questo giardino primordiale, è energia, spaccatura, e le sue parole sono incisioni di morte, ferite iridescenti, sanguinolente, riflessi ingestibili, a lungo cercate nella magica verità dell'immaginario.

Per questo la sua vocazione è orfica e rivelatrice. Orfeo, il primo Poeta, toccò la lira magica della vita, penetrò nei segreti della morte, visitò l’Ade, ma Euridice non lo liberò.

Anche Faust venne ad assaggiare i frutti dell'inferno e incontrò Elena. Marguerite, da penitente, si era già avvicinata al cielo.

Un giorno, ho anche sognato il deserto, le tentazioni.

Qualcuno mi ha detto - Guarda, il deserto è pieno di parole. Solamente tu devi seguirmi, se vuoi conoscermi. Mi dovrai tutto, conforto, amore, non avrai più bisogno di fare del dolore la tua casa.

Sei Mefistofele? Chiesi.

No, io sono Poesia. Allevio il dolore umano e ti offro il mio regno, unto dall'aroma delle orchidee, nella primavera delle rose, nella chiarezza delle parole.

Prendimi, se mi vuoi. Io sono il balsamo che cerchi nel regno delle tenebre. Io sono tutta la tua vita In breve, ti darò tutta la conoscenza accumulata dall'umanità. Sono i miei tesori più preziosi. Accettami, se mi stai cercando. A volte ti tormento anche, senza dubbio, con la chiarezza, la mia urgenza. I giusti margini della mia verità ti daranno fastidio. Ma io sono il tuo unico conforto, il tuo rifugio più intimo. Non sono Mefistofele. Ma ti sto offrendo un regno, come puoi vedere. Guarda, il deserto è pieno di parole, gustoso come datteri, degli ibisco, dei fiori di loto.

Sono rimasta perplessa.

Non c'è bisogno che tu mi dia già la risposta. Va bene dubitare, mi rispose, perché dubitare è ciò che rende umani.


Maria Do Sameiro Barroso

Traduzione di Valeria Citterio

Photo by Rodion Kutsaev on Unsplash


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