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Diagnosi e prognosi.



«La conoscenza ha sempre il diritto di veto sui giudizi di valore» (Northrop Frye). Potremmo parafrasare questa asserzione del celebre studioso canadese dicendo che l'epistéme prevale (dovrebbe prevalere) sulla doxa.

Nell'ambito poetico, in particolare, chi sono gli autentici depositari della conoscenza? Saggiamente, Mauro Ferrari non indica i critici, e nemmeno i lettori, bensì «i poeti futuri». Il canone, in altri termini, è via via stilato dalle colonne su cui il canone stesso si regge. Nulla da obiettare. Che la poesia, oggi come ieri, nessuno sappia dove vada è cosa altrettanto certa, ed anche qui Ferrari constata un dato di fatto. Infine: la poesia è viva e i poeti autentici non mancano. Su questa affermazione, così come sulle altre che la precedono, sarebbe pretestuoso dissentire dal poeta novese.

Vorrei aggiungere, tuttavia, una postilla. L'indifferenza e l'oblio in cui è caduta la poesia presso le istituzioni scolastiche (e non solo), ha origini ormai lontane. Ancora i nonni di chi oggi è sessantenne, i quali vantavano di solito non più della licenza media, capitava di sentirli recitare a memoria, con sincera soddisfazione, interi canti della Divina Commedia o della Gerusalemme liberata. Fra i tanti, ne sono testimone io stesso. Ma con la generazione successiva, il popolo ha perso rapidamente il contatto con i pilastri della tradizione poetica italiana.

Guido Gozzano, in chiave antidannunziana e altresì annusando l'aria dell'incipiente discredito dell'arte poetica, scriveva «Sì, mi vergogno d'essere poeta!». E nel 2020? Adesso - come ai tempi di Omero -, può ristorarci un'unica, incrollabile certezza,questa: la parola tessuta in architettura poetica di carmen, faro prodigioso che rischiara la notte dell'esistenza, non cesserà mai di irradiare la sua luce.

Mario Marchisio


Photo by Samuel Scrimshaw on Unsplash

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Accolgo con interesse l'intervento di Mario Marchisio, che mi consente di precisare un passaggio del mio commento all'articolo di Mauro Ferrari. Marchisio afferma che la radice dell'indifferenza e dell'oblio in cui è caduta la poesia è da ricercare nel progressivo allontanamento fra poesia e popolazione avvenuto negli ultimi cento anni. Ecco, quando nel commentare l'articolo di Ferrari scrivevo di non sapere "se la crisi della frequentazione della poesia dipenda dalla disattenzione delle scuole (dei programmi ministeriali, dei docenti et similia...), o se al contrario la disattenzione delle scuole sia il risultato di un progressivo allontanamento della comunità dalla poesia", intendevo dire che c'è stato sicuramente un tempo - come ci ricorda Marchisio - in cui la poesia aveva una maggiore…

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