top of page

Antologia di Poesia Coreana Contemporanea - Poesia di 4 versi

Aggiornamento: 8 gen


Anthology of Contemporary Korea

4 lines Poetry

Antologia di Poesia Coreana Contemporanea

Poesia di 4 versi

 

Questo libro contiene testi in coreano, inglese e italiano per un'esperienza di lettura internazionale.

 

Nell'universo poetico contemporaneo, la brevità non è una limitazione, ma una forza generativa. L'Anthology of Contemporary Korea 4-line Poetry, tradotta con finezza e cura da Kim Kooseul, Sodam Choi e Laura Garavaglia, si presenta come un mosaico multiforme di intuizioni liriche, frammenti di coscienza, epifanie sospese. In ogni poesia, la voce si comprime ma vibra: quattro versi come quattro battiti, quattro respiri, quattro soglie d'accesso all'infinito. L'antologia, non è solo un'opera letteraria. È anche un atto politico e culturale: un gesto di apertura e riconoscimento. In un tempo in cui i confini sembrano chiudersi, questi versi tracciano nuove mappe del sentire umano. E lo fanno grazie a chi, come l'editore, Laura Garavaglia e la Casa della Poesia, crede che la parola sia ancora capace di costruire ponti tra mondi lontani, tra lingue, tra cuori.

 

Poeti – Contenuto

Choi Dongho, Doung Siyoung, Kim Chu-in, Kim Kooseul, Kim Soo-bok, Ko Doohyun, Lee Hasuk, Na Ki Chul, Park Yong-jae, Shin Duk-ryong, Son Jeoung-Soon, You Jaeyoung

 

Tradotto da Kim Kooseul e Sodam Choi

Traduzione dall'inglese di Laura Garavaglia.

 

Con il Patrocinio Morale del Consolato Generale della Repubblica di Corea a Milano






Nota critica di Vincenzo Guarracino


QUATTRO VERSI PER DIRE L’UNIVERSO

Antologia dei Poeti Coreani. Poesie di quattro versi

A cura di Laura Garavaglia


Questa Antologia dei Poeti Coreani. Poesie di quattro versi non propone semplicemente una selezione di testi: mette in scena una disciplina dello sguardo. La scelta della forma breve — quattro versi come misura ricorrente — non è un vezzo formale, ma una presa di posizione poetica netta, quasi etica. Qui la poesia non accumula, non spiega, non persuade: incide. Nel contesto europeo, abituato a un minimalismo spesso ornamentale o a una lirica espansa fino all’indistinto, questa antologia arriva come un controcanto rigoroso. I testi coreani raccolti lavorano sulla sottrazione radicale: ogni parola sembra interrogata prima di essere ammessa nel verso. Il risultato è una poesia ad alta densità semantica, dove l’immagine non illustra ma apre, e il silenzio diventa parte attiva del testo. La natura — vento, pietra, acqua, luna, insetti, animali — non è mai paesaggio decorativo, ma campo di risonanza. L’elemento naturale è caricato di una funzione conoscitiva: è il luogo in cui il tempo si contrae e l’esperienza si fa essenziale. In molti testi, ciò che conta non è l’evento, ma il momento in cui l’evento si ritrae, lasciando una traccia minima, quasi impercettibile. È lì che la poesia accade. Colpisce la capacità di questi autori di tenere insieme dimensioni apparentemente inconciliabili: ironia e gravità, compassione e durezza, meditazione e concretezza. Anche quando compaiono figure umane marginali — mendicanti, monaci, musicisti di strada — non c’è mai compiacimento né patetismo. L’umano è osservato come parte di un ordine più vasto, fragile e transitorio, ma non per questo privo di senso. La forma breve obbliga il lettore a un’attenzione diversa. Non si tratta di “capire” il testo, ma di abitarlo per un istante. Ogni poesia funziona come un gesto unico e irripetibile: una soglia che si apre e si richiude subito dopo. In questo senso, l’antologia costruisce una vera e propria educazione alla lettura lenta, opponendosi frontalmente alla logica della sovrapproduzione poetica e del consumo rapido del testo. Il valore dell’antologia sta anche nella sua coerenza interna. Pur nella pluralità delle voci, emerge una postura condivisa: la poesia come atto di responsabilità, come forma di attenzione estrema al reale. Non c’è volontà di stupire, né desiderio di originalità forzata. C’è, piuttosto, una fedeltà profonda a un’idea di poesia come evento necessario, che accade solo quando il linguaggio accetta di ridursi all’essenziale. Questa raccolta non chiede adesione emotiva immediata, né promette consolazione. Chiede presenza. E in cambio offre qualcosa di raro: la sensazione che, in quattro versi, possa ancora concentrarsi una visione del mondo. In tempi di rumore e dispersione, Antologia dei Poeti Coreani ricorda che la poesia, quando è davvero tale, non ha bisogno di alzare la voce. Le basta esistere con precisione.

All’interno di questo orizzonte comune, alcune voci emergono con particolare forza, non per esibizione, ma per precisione.

In Choi Dongho, la dimensione meditativa raggiunge una limpidezza quasi ascetica. Versi come «La lezione del maestro non sta nelle parole / ma nel silenzio» trasformano la poesia in un atto di sottrazione radicale: ciò che resta è l’“emozione della quiete”, una rivelazione che passa attraverso il non detto. Choi Dongho non cerca immagini sorprendenti, ma condizioni di verità. Diversa, ma altrettanto incisiva, la scrittura di Kim Chu in, capace di tenere insieme cosmologia e fragilità umana. In O Tu, di Sabbia, il verso «Un universo in un solo granello» riassume l’intera poetica dell’antologia: il mondo non si espande, si concentra. La distanza dell’altro, che “più cammino più si allontana”, diventa misura esistenziale, non lamento. Con Doung Si Young, la poesia introduce una leggerezza intelligente, capace di scardinare la gravità senza banalizzarla. In Space Apartment, l’universo è ridotto a un condominio dove “si cammina piano per non fare rumore”. È un’immagine che resta impressa perché infantile nel senso più alto: libera, immaginativa, radicalmente sovversiva. Colpisce anche la tensione etica della poesia di Ko Doohyun, soprattutto in testi come Il dolore del massaggiatore cieco, dove l’aforisma «I mezzi-ciechi— / quelli che vedono solo metà del mondo» funziona come una lama. Qui la brevità diventa giudizio, senza mai scivolare nella sentenza morale. In Na Ki Chul, invece, la memoria personale si fa gesto universale. In Gioia, Dolore, il verso «Che sei su quest’isola, / che, ogni tanto, posso vederti da lontano» dice più di un intero racconto: distanza, affetto, impossibilità e tenerezza convivono nello stesso spazio minimo. La scrittura di Yoo Jaeyoung porta l’antologia verso una poesia del tempo ciclico e dell’annientamento fertile. In Annientamento, «qualcuno scrive sul tuo cielo— / quel semplice segno così vasto» restituisce l’idea di una scrittura cosmica, priva di autore, che attraversa l’umano senza appartenergli. Infine, in Son Jeoung Soon, la poesia assume un tono contemplativo e monastico. In Inverno all’Eremo Eunjeokam, «il silenzio è così intenso che i pini diventano più verdi» è un’immagine che resta, perché trasforma il paesaggio in stato interiore.

Ciò che rende questa antologia davvero necessaria non è la somma delle voci, ma la coerenza della postura poetica. Tutti questi testi, pur diversi, condividono un’idea netta di poesia: non espressione dell’io, ma esercizio di attenzione; non accumulo di senso, ma sua distillazione. In un’epoca di iperproduzione lirica e di rumore verbale, Antologia dei Poeti Coreani. Poesie di quattro versi ricorda che la poesia può ancora essere un atto di precisione estrema. Quattro versi, qui, non riducono il mondo: lo rendono abitabile.


ANTOLOGIA DI POESIA COREANA CONTEMPORANEA

A cura di Laura Garavaglia. Postfazione di Stefano Donno

IQdB (I Quaderni del Bardo), Sannicola (Lecce) 2025

pp.177, s.i.p.

Commenti


bottom of page