Di verso in verso: i giovani sulla strada della poesia

12/21/2017

 

L’incontro del 19 dicembre al Chiostrino Artificio è stato fuor di dubbio l’inizio di qualcosa.

Gli inizi si vedono fin dall’entrata ed entrando alle 16 del pomeriggio nel Chiostrino la visuale è stata quanto mai promettente. I giovani presenti erano molti, intorno alla trentina, provenienti principalmente dall’Istituto Enaip e dal Liceo Volta. Una classe di liceo, ci si potrebbe azzardare a dire, ma solo i professori sanno bene quanto possa essere difficile appassionare un’intera classe alla poesia. Eppure i giovani (anzi, giovanissimi perché la media d’età raggiungeva a stento i 17 anni) c’erano ed erano lì di propria spontanea volontà. Certamente la presenza di qualche professoressa potrebbe aver incentivato la loro partecipazione, ma fino ad un certo punto. La loro volontaria presenza è stata provata tanto dal silenzio attonito che ha abbracciato la recitazione dei versi degli autori quanto dalla foga con cui alcuni di loro hanno trovato il coraggio di confrontarsi sui più svariati temi. Sono stati letti autori affermati e non, alcuni lontani nel tempo e altri vicinissimi, seduti proprio in quella saletta: si è parlato di Saffo, di Giacomo Leopardi, di Oscar Wilde, di Edgar Lee Masters, di De Andrè, di Catullo, di Borges, di Alda Merini, di Carlos, di Giorgia, di Andrea, di Carlotta, di Laura, di Riccardo. Versi aulici e strafottenti, melanconici e provocanti, come sono i giovani d’altra parte, senza che uno solo dei precedenti aggettivi prevalga sugli altri. Si è parlato di suono e di ritmo, ragionando sull’attualità del linguaggio poetico, lanciando spunti di riflessione misti a battute scherzose. Ad un certo punto i presenti si sono resi conto che la sottile linea che distingue il poeta che compare sulle antologie da quello esordiente scompare, sfuma nella fama che però, alle 16 di pomeriggio di un freddo dicembre, sembrava distante, chiusa fuori dalla porta del Chiostrino.

I giovanissimi si sono ascoltati e capiti tramite i versi. In linea di massima non l’hanno fatto con quell’aria di supponenza che si danno i giovani quando pensano di saper fare qualcosa, con la convinzione di avere tutto il mondo sotto controllo, ma piuttosto con una calibrata dose di timidezza, mettendo le mani avanti: «Mi emozionerò un po’ leggendo la mia poesia, non sono abituata a parlare con altri di queste cose», «È la prima volta che leggo quello che scrivo davanti a qualcuno», intercalari di risate imbarazzate e guance rosse. Ma in fondo lo sappiamo tutti: aprirsi agli altri, che siano amici o perfetti sconosciuti, è un’impresa. Un’impresa che alla scrittura riesce particolarmente bene. Il risultato infatti lo si sente fin da subito, quando la voce si spegne e le parole rimangono per un piccolo istante sospese sopra le teste dei presenti. Ha detto bene Laura Garavaglia, instancabile guida e complice di questi giovani sul sentiero della poesia: «È come se adesso i sentimenti aleggiassero sopra ognuno di noi, qui, in questa stanza».

Il pomeriggio del 19 dicembre, organizzato da Laura Garavaglia in collaborazione con alcuni studenti del Liceo classico e scientifico Volta, è stata solo una delle prime tappe sul sentiero che la Casa della Poesia si propone di portare avanti per i giovani. Questa tappa ha mostrato ancora una volta che il filo della poesia ci lega tutti, chi scrive quanto chi ascolta, senza confini d’età.

È stato senza dubbio un pomeriggio di buon autspicio, la conclusione di un anno con la promessa che, dall’anno nuovo, la Casa della Poesia potrà senza dubbio aspettarsi nuove voci che vadano ad affollare il coro già variopinto che si vanta di presentare alla cittadinanza comasca. Il fatto che queste voci appartengano a giovani così giovani poi è un ulteriore simbolo di speranza. Speranza che il bello sia qualcosa di semplice, costruito intorno a cinque tavoli rotondi, in una stanzetta dalla luce soffusa, dove è facile lasciarsi andare e dire che siamo poeti, siamo artisti, siamo musicisti e, soprattutto, siamo ascoltati e siamo in grado di ascoltare. Senza pretese: scoprendo nuovi autori, leggendo le poesie più amate e quelle che loro stessi, i giovani protagonisti, hanno scritto, parlando di un compito di matematica andato male, dell’atmosfera frizzante delle otto di mattina, di tragedie sventate e di primi amori, ma con un linguaggio nuovo: i versi.

E se proprio un augurio bisogna farselo è che al prossimo incontro, perché come detto in cima questo non era altro che un inizio, questi giovani di versi siano sempre più numerosi e partecipi.

 

 

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