Le api dell’invisibile - Valentina Zanetti

06/07/2018

 

 

Valentina Zanetti è un’inguaribile romantica.

Non fraintendetemi, nessuna delle sue poesie che potete leggere oggi su Le Api dell’Invisibile parla apertamente d’amore: il suo romanticismo è tutto compreso nel tono di voce indossato dai suoi versi. Un tono leggero, che spazia con agilità dalla visione di un sogno alla descrizione di una realtà minuta, ma sempre descritta con sonorità che nobilitano l’oggetto delle parole e che quasi ci rimandano ad altri tempi. Tempi, appunto, romantici.  

Mentre scrive, io Valentina me la immagino così: con gli occhi spalancati verso universi lontani, una penna di tutti i giorni che traccia parole sul quaderno più speciale di tutti, quello delle sue poesie. La sua poesia è pura, è voce di bambino che trascende la realtà di tutti i giorni, per elevarsi verso un immaginario costruito su visioni lontane, attimi di struggente bellezza, momenti di totale astrazione dal mondo. Forse, dietro, c’è lo zampino di un romantico come Leopardi, intento a ispirare i versi di Valentina con un sentire che è fragile, ingenuo, a tratti quasi inconsapevole, ma certamente poetico nella misura in cui di tutto coglie il memorabile, al punto che «Ogni goccia/ è dolce gemma preziosa/ in quest’oceano di meraviglia».  

Così la poesia di questa ragazza si fa polaroid della sua vita: uno strumento per catturare istantanee da conservare. Istantanee però sbiadite, opache agli angoli e in certi punti, dove il colore si fa sfocato e tocca all'osservatore (ndr. lettore) indovinarne i contorni, individuarne l’oggetto. È una poesia che suggerisce all'orecchio, che invita a immaginare. E poi in un periodo in cui è facile trovare una gran quantità di prosa tagliata in versi su qualsiasi piattaforma social, è una piacevole sorpresa scoprire che ancora la rima esiste, così come la metafora sottesa con delicatezza ad ogni verso. È piacevole poter toccare con mano che, comunque la si voglia intendere, la poesia resta e sempre rimarrà un linguaggio altro da quello quotidiano, una musica silenziosa. C’è indubbiamente arte anche nel saper cantare di marciapiedi e rubinetti rotti e, chi lo sa, forse un giorno anche Valentina vorrà raccontarci le loro storie. Per ora ci accontentiamo di fantasticare su cosa nasconda la sua «Rosa invernale, di giorno bocciolo/ nella notte gelida si schiude/ seminando lacrime al suolo» e aspettiamo di scoprire in che cosa si incarnerà la sua poesia futura.

 

 

Scossa di meraviglia

I piedi posati sullo scoglio

oscillante tra terra e oceano,

rivolte verso un abisso arcano,

mi perdo nell’infinito.

Il vento impetuoso risucchia violentemente

da ogni poro della pelle

i pensieri cupi,

i sogni fiabeschi,

i pianti rubati.

Il corpo è scosso,

la mente pervasa d’un piacere indefinito.

Desideri nascosti si librano e cadono

infrangendosi insieme alle onde.

Ogni goccia

è dolce gemma preziosa

in quest’oceano di meraviglia.

Divento puro spirito

Sublime.

 

 

Rosa invernale

Rosa invernale, di giorno bocciolo

nella notte gelida si schiude

seminando lacrime al suolo.

Vento e pioggia infangano il suo onore,

piange la rosa nella tempesta

e lentamente si scioglie il suo colore.

Stelle e pianeti gemono per lei;

comete, saette, fulmini ululano

un lamento di disperati cortei.

Alberi verdi espirano speranza,

per ravvivare un poco il fiore tramortito

mentre un sospiro intrecciato a un petalo, danza.

Singhiozzi, spasmi, mozzati respiri

nei suoi giorni di vita caddero le spine

e si secca morendo in tremendi deliri.

 

Rosa invernale, di giorno bocciolo

nella notte gelida muore

seminando i propri resti al suolo.

La fertile terra, le ceneri assorbe mentre

una radice nel suo ventre cresce e

nuova vita dal profondo sorge.

Sole impetuoso, brezza leggera, aere chiaro:

sanguina il terreno ferito da giovani spine

natura chiede quanto il parto sarà amaro.

Bella e meravigliosa, canta la rosa

suona melodie ed è contagiosa

e pur essendo maestosa,

di tutto il prato è molto gelosa.

 

Rosa giovine, s’appresta la tua fine

di cure e carezze ben tante ne hai avute

le forbici dell’incertezza son le tue assassine.

 

Un artista

Un artista

non vuol essere salvato

dal tormento

che lo tiene in vita.

La solitudine è protezione

da se stesso e verso le altre persone.

L’opprime la vicinanza,

così come la lontananza.

Se gli stai vicino,

scoprirai la bellezza di un tenero bambino,

così come la fragilità della sua essenza.

Abbraccia un poeta, si sgretola fra parole;

bacia un musicista, si frantuma in note;

carezza un pittore, si scioglie il colore.

Ciò che resta

è eterno calore.

 

 

 

 

 

 

Nota Biografica

Mi chiamo Valentina Zanetti, abito a Cucciago (Como) ed ho 19 anni. Sono studentessa della facoltà di lingue e letterature straniere alla Statale di Milano. Ho sempre amato scrivere, fin da bambina ma solo nell'adolescenza ho sviluppato questa passione,grazie ad esperienze vissute, viaggi compiuti, persone incontrate. Per quanto riguarda i miei scritti, sono legati sempre a un’emozione, a cui segue l’ispirazione.

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