Catturare a parole l’essenza sempre in evoluzione della realtà: intervista agli Eell Shous

12/02/2019

 

Chi sono gli Eell Shous? Provate a chiedere al duo stesso di definirsi e scoprirete che non esiste una risposta corretta a questa domanda. D’altra parte, gli Eell Shous non sono fan delle strade univoche e dell’assenza di sfumature, anzi. La loro stessa arte è un connubio mutaforma di musica e poesia, rap e versi, scrittura e suono. Ma se potessi permettermi di riassumere in una sola parola il punto focale della loro attività artistica non esiterei a scegliere proprio “parola”. Il duo, nato nel lontano 2005, si esibisce in performance da palco indirizzate a colmare quello spazio di creatività apertosi, da qualche anno a questa parte, tra rap e poesia. Saranno loro a spiegarvi, nell’intervista che gli abbiamo fatto e che potete leggere qui, cosa sia per loro l’arte della spoken word: il Poetry Slam. 

Ma non fatevi troppe illusioni, come il loro nome anche la loro parola è ambigua, mutante, soggetta a continue innovazioni e scoperte. E a noi piace che sia così, perchè è solo in questo modo che davvero ci sembra di poter catturare a parole l’essenza sempre in evoluzione della realtà.

 

Per sperimentare e scoprire chi siano e cosa facciano gli Eell Shous non perdetevi l’appuntamento di giovedì 5 dicembre, alle ore 18, in Biblioteca Comunale a Como per l’evento “Lo spettacolo della poesia”.

 

Martina: Come nasce il vostro duo? Eravate entrambi musicisti/poeti/scrittori/artisti anche prima di conoscervi?

Eell Shous: Il duo nasce nel lontanissimo 2005. Frequentavamo i "portici di Arcore", luogo mistico, dalla pavimentazione piastrellata e liscia, adatta alla Break Dance. Ci si ritrovava nei pomeriggi ad affinare tecniche artistiche, all'aria aperta, di fronte al parco di Villa Borromeo, da non confondere con l'altra villa, famosa per altre attività. Tra di noi c'era chi disegnava, chi ballava, chi faceva il rap. In quel periodo si delineò un progetto embrionale degli Eell Shous, dedicato ad una sperimentazione dei suoni campionati e testi che volevano allontanarsi dall'immaginario classico del rap. Solo nel 2011 dopo una lunga pausa, il progetto è rinato con uno slancio verso il testo e la performance da palco.

 

Martina: Ma oltre a Davide e Tenpo, nella vita di tutti i giorni chi siete e cosa fate?

 

D: Io mi occupo di grafica per una cooperativa sociale; lavoro nelle scuole (primarie di secondo grado, superiori e università) proponendo laboratori di poesia e scrittura potente; organizzo, presento e realizzo spettacoli di poesia e musica in diverse zone d'Italia. Sono inoltre coordinatore regionale del Poetry Slam LIPS.

M: Mi occupo di politiche giovali: lavoro come operatore con i ragazzi e svolgo diverse attività di laboratorio dedicate al BeatBox.

 

Martina: Perché avete scelto il Poetry Slam invece della classica scrittura in versi? Entrambi tra l’altro fate parte della Lega Italiana Poetry Slam: cosa aggiunge questa arte performativa alla pura e semplice poesia?

Eell Shous: Non abbiamo scelto il Poetry Slam: ci siamo caduti dentro per sbaglio. Inizialmente la nostra idea era quella di fare rap, dritto e pulito, parlando di argomenti a noi vicini, quotidiani. Il rap è sempre stato un modo per raccontare il nostro punto di vista anche riguardo argomenti di ampio respiro, come il problema dell'inquinamento, l'assuefazione da pubblicità, la malvagità della natura umana, il potere del nastro adesivo americano, l'alienazione da smartphone.

Quando abbiamo incontrato il Poetry Slam (soprattutto Davide) ce ne siamo innamorati perché ci ha dato la possibilità di trasformare le canzoni in azioni: nel nostro lavoro artistico mischiamo il Poetry Slam al Rap e al BeatBox. 

La classica scrittura in versi non è differente dal Poetry Slam, perché il Poetry Slam è un contenitore di poesia, poesia di ogni tipo. Se si considera il rap a cappella come un tipo di poesia di strada, anche il rap può inserirsi nel Poetry Slam.

 

Martina: Il nome del vostro duo è particolare: da cosa nasce? 

Eell Shous: Eell Shous è un nome inventato, non esiste corrispondenza intenzionale con nessuna lingua. Fa riferimento a ipotetici termini inglesi: a seconda della dizione, il significato cambia, trovandoci così di fronte a Hell Shoes, Hell Shows, Ill Shoes, Hill Shoes, Hill Shows, Eel Shows, etc... ovvero Scarpe Infernali, Spettacoli dell'inferno, Scarpe Malate, Anguilla in mostra, etc.

Questo nome mutaforma è lo specchio dell'idea di base del progetto: non aderire agli standard di un genere. Essere sempre quello che si vuole essere, senza limitarci o farci limitare. Per questo il Poetry Slam ci ha aiutato ad espandere ulteriormente il nostro modo di fare musica, ha cancellato ulteriori paletti di genere, di cui non avevamo bisogno.

 

Martina: Pensate che il poetry slam e la poesia performativa possano essere uno strumento per ridare vitalità alla poesia, soprattutto tra i giovani?

Eell Shous: La poesia è già viva tra i giovani, basta dare loro spazio e strumenti per condividerla. Il Poetry Slam è uno spazio, non solo di condivisione, ma anche di crescita, di studio e di confronto.

 

Martina: Quali sono i vostri progetti per il futuro? Avete qualche novità in programma?

Eell Shous: Essendo molto scaramantici non faremo spoiler, ma qualcosa bolle in pentola, soprattutto per quanto riguarda i live della prossima estate.

 

Martina: Musica e poesia, cultura hip hop e ambiente poetico: come fate a tenere insieme queste due aree dell’espressione artistica? Sono poi così distanti?

Eell Shous: Ti rispondiamo con una citazione di Rodari: "La parola singola agisce solo quando ne incontra una seconda che la provoca, la costringe ad uscire dai binari dell’abitudine, a scoprirsi nuove capacità di significare. Non c’è vita, dove non c’è lotta." Più sono distanti, meglio è: i risultati diventano sorprendenti e inaspettati, anche se in realtà poesia e rap non sono affatto distanti, tanto che alcuni nostri testi sono antologizzati come poesie e in senso opposto saremmo in grado di rappare la divina commedia. Il rap non sono altro che doppi ottonari (semplificando) letti a tempo su una base musicale in quattro quarti.

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