Intervista a Marisol Bohorquez Godoy

10/10/2019

 

Intervista a Marisol Bohorquez Godoy

 

C’è un confine tra l’essere donna e l’essere una persona di scienza? Ovviamente, la risposta è no, ma spesso a fianco di questa vengono riportati i più spericolati ragionamenti e comprove. Non qui e non oggi. Oggi vorrei raccontarvi la vita di una donna che è donna di scienza e che è poetessa. E che al di là di tutto è donna.

Partiamo da una poesia dell’autrice, come una lettera di presentazione che ci introduca al personaggio. La poesia è tratta da “Antiparticelle”, (Higuera Editores S.A.S, 2019), l’ultima raccolta edita da Marisol, con la collaborazione di Gianni Darconza, poeta, narratore, traduttore e docente di Letteratura e Cultura Spagnola presso l’Università degli Studi di Urbino Carlo Bo.

 

 

 

TENDENTE ALL’INFINITO

 

Chiedi agli uomini di scienza di ciò che cresce senza misura.

Possono forse trovare l’esatta risposta al limite di questo 1 che sei tu

diviso per questa x, figura indefinita che sono io

che tende all’infinito?

 

Le mie ali si espandono in un volo così alto.

Talvolta precipitano verso il punto zero;

-abisso matematico-

dove tutto ciò che pretende di essere moltiplicato

si riduce a nulla.

Lì, così prossime ad essere annullate, si elevano

come fragili bollicine che trovano salvezza in un bacio del vento,

e senz’altra uscita che questo indeterminato numero di probabilità

in cui spero di toccarti in qualche punto,

intraprendo di nuovo questo viaggio

-curva d’amore che hai tracciato-

nel piano cartesiano dei tuoi sogni. (Traduzione di Gianni Darconza)

 

Questo componimento ci parla un po’ di Marisol, nell’attesa che sia lei stessa a farlo nel corso di una breve intervista per i nostri microfoni. Marisol è nata nel 1982 a Santa Maria-Huila, in Colombia. La Colombia ha lasciato una traccia profonda dentro di lei: è proprio qui, nella campagna colombiana, quando Marisol è solo una bambina, che viene a contatto con l’arte. Un’arte semplice e costruita sulla natura: le farfalle, i fili d’erba, il soffio gentile del vento. Queste ispirazioni emergono nella creatività di Marisol nelle due forme distinte ma unite alla radice della pittura e della poesia. Ma la Colombia è anche terra di sofferenza e di guerra e l’ispirazione suscitata dalla natura presto si trasforma in esigenza di esprimere una propria voce. Così Marisol scrive. 

Scrive per dire ciò che non può essere detto. Non si lascia spaventare dagli abissi di silenzio, ma li colma con giochi di preterizione, facendo l’unica cosa che si può fare quando non abbiamo parole davanti a fenomeni sconvolgenti come può esserlo una guerra: forzarsi e parlare. 

Parlare raccontando, senza pretendere o esigere spiegazioni, ma con la sola forza di volersi far sentire. Marisol vuole con tutta se stessa farsi sentire: la sua voce è amplificatore di voci di donne sofferenti che si inseguono nei labirinti delle tragedie quotidiane. Scrive allora per dire ciò che altri non hanno il coraggio di dire. Scrive poi per capire se stessa aprendosi all’altro: guardare nell’abisso dell’altro, per trovare il suo senso e con quello il senso di se stessa. Scrive senza negare di essere, oltre che artista, donna di scienza, per osannare quell’abbraccio stretto tra parola e numero che può davvero dare significato a ciò che siamo, creature biologicamente perfette, per sempre compromesse dalla nostra umanità. 

Marisol infatti, a discapito delle apparenze e delle raccolte di poesie pubblicate, tre ad oggi, è laureata in ingegneria. Una laurea impegnativa che la segna, incanalandola in un mondo dove è l’elemento maschile, per tradizione e inclinazione, a farla da padrone. Marisol non ha paura, semmai scopre che a volte si può tornare sui propri passi. Così la scienza resta un amore sfuggente, un pensiero sempre presente: ma non può essere pace e serenità quotidiana. Quelle, semmai, risiedono nella scrittura. 

Di questi due grandi amori Marisol fa una carriera: un master in letteratura spagnola e latino americana, con tesi sull’influenza della matematica nella poesia, corona il suo successo accademico.

Una volta lasciatasi alle spalle, ma solo professionalmente, la scienza, Marisol lascia anche la patria, per trasferirsi negli Stati Uniti, dove tuttora risiede, collaborando con prestigiose riviste di poesia. Ma il passato è fatto di fantasmi che ci perseguitano e con cui dobbiamo imparare a comunicare quotidianamente. C’è bisogno di lasciarli parlare e di lasciarsi ricordare da loro chi siamo stati, è solo su quelle ceneri che potremo costruire chi siamo e chi saremo.

Marisol infatti non dimentica da dove viene, dalla Colombia e dalla scienza, e ce lo racconta con passione irrefrenabile nelle sue poesie, che risuonano della voce di una donna che non ha mai smesso di lottare per essere ciò che desiderava essere, dopo aver sconfitto ogni pregiudizio di genere con l'esempio della sua stessa vita.Perchè si può essere donne e poetesse e scienziate, senza nessun confine netto e senza nessun limite.

 

ANTIGRAVITÀ
Ci siamo detti addio
per non addossarci il nome di traditori
e la nostra condanna è stata ballare con la menzogna
Ci siamo lasciati cadere come mele
e abbiamo conosciuto il dolore
di scavare buche
per essere i ventri fecondati dalla pioggia
Ci aspetta adesso la battaglia
—sfidare il principio di gravità—
come un piccolo seme
aprire il cuore della terra
e spingere il nostro sguardo al cielo
fino a baciare la luce

 

 

 

Martina Toppi

 

INTERVISTA 

 

MARTINA TOPPI: Ti andrebbe di raccontarci l’esperienza dalla quale è scaturita la poesia “Ancora esisti?” contenuta nell’antologia dei poeti partecipanti al Festival Europa in Versi 2019?

MARISOL BOHORQUEZ: Non è facile parlare di questa poesia perché è qualcosa che mi colpisce molto da vicino. Fin da bambina ho visto così tante manifestazioni di violenza contro le donne che sono cresciuta con molte paure davanti a un mondo d'ingiustizia. Una delle mie nonne è stata violentata. Quando mia madre mi raccontò la sua storia mi sentivo molto arrabbiata, quindi ho deciso di scrivere una poesia che serva principalmente come strumento educativo. Mi interessa che gli uomini imparino a rispettare le donne. Parte del problema per cui ci sono ancora alti tassi di femminicidi e altre atrocità è che le donne acconsentono all’abuso e rimangono in silenzio. Io non voglio che le donne continuino ad essere le vittime di ogni abuso.

Questa poesia è un invito alle donne ad essere coraggiose. Non è un discorso femminista, l'uomo è stato anche vittima di violenza (anche se in misura minore). A causa delle mie parole forti, molti credono che io abbia qualcosa contro gli uomini, ma non è così. C’è l’ho soprattutto contro le persone violente, senza distinzioni di genere né razza. In questo caso particolare, la mia poesia “Ancora esisti?” parla della violenza degli uomini contro le donne perché dietro ai miei versi c’è una storia vera e allo stesso tempo può non essere soltanto la storia di mia nonna, ma di molte altre persone di qualsiasi genere.

 

MT: Negli ultimi anni è emerso come la violenza di genere sia una causa di morte e menomazione forte tanto quanto il cancro e in grado di generare più danni alla salute degli incidenti stradali e della malaria messi insieme. Noi in realtà vediamo come in Italia i dati, per quanto preoccupanti siano comunque inferiori rispetto ad altre parti del mondo: qual è la situazione in Colombia e negli Stati Uniti, paesi che tu conosci molto bene?

MB: Non posso difendere la mia nazione in questo senso, al contrario, devo dire con dolore che le statistiche rivelano alti livelli di abusi contro le donne: omicidi, stupri, rapimenti, attacchi con acido, sfruttamento sessuale, tra varie altre forme di violenza. Le politiche del governo non sono sufficienti a garantire la protezione delle donne e la punizione dei colpevoli. Molti crimini rimangono impuniti e ci sono numerose vittime che riposano in un cimitero o rimangono in silenzio. Negli Stati Uniti, posso dire che le politiche del governo sono un po’ più severe, ma nel breve periodo in cui ho vissuto qui, ho visto il dramma sull’abuso di una ragazza da parte di un uomo molto vicino alla sua famiglia. Penso che negli Stati Uniti questi casi siano molto comuni a causa della mancanza di protezione dei genitori nei confronti dei propri figli.

 

MT: Pensi che a tal proposito la poesia possa ingenerare un cambiamento di qualche genere?

MB: Sono assolutamente convinta che la poesia sia sempre stata una delle armi più potenti degli esseri umani per combattere ogni tipo di oppressione. La poesia è un modo di conoscere se stessi e il mondo che ci circonda. Nella parola poetica troviamo rifugio e allo stesso tempo la forza per superare le difficoltà. Ho vissuto la guerra già a partire dal grembo di mia madre, ho visto così tanti abusi e avrei potuto essere una di più nelle statistiche. Non dico di non essere stata una vittima della violenza di genere, tutte le donne in un modo o nell’altro siamo ancora vittime, ma ho scelto la poesia come scudo per affrontare un mondo che ha minacciato di ridurre in cenere i miei progetti, e penso di aver realizzato molto di più di quello che ho sognato da fanciulla. Ecco perché credo sempre nel potere delle parole; possono essere un’arma di distruzione o possono trasformare le nostre vite in qualcosa di migliore. Non si può sempre evitare di essere il bersaglio di un attacco, ma ciò che possiamo scegliere è se rimanere vittime o imparare a difenderci.

 

MT: Ci sono state donne in particolare che ti hanno ispirata nel corso della tua vita? Sia come artiste, che come persone comuni.

MB: La prima donna che mi ha ispirata è sempre stata mia madre. Non posso fare a meno di ammirare il suo coraggio, tanto che senza nessuna istruzione ha saputo affrontare da sola la vita con tre bambini, perché non voleva essere una vittima. E come dico nella mia poesia “non aveva bisogno di un principe che venisse in suo soccorso”. Da lei ho imparato l’amore per la pittura e per la letteratura. Dopo di lei ho preso ispirazione da molte donne scrittrici, pittrici e anche donne che hanno dato un grande contributo nel campo della scienza. Tuttavia, ci sono due scrittrici le cui opere mi hanno commosso perché le trovo molto vicine alla mia esperienza personale. Sono Virginia Woolf e Clarice Lispector. Ne parlo sempre e torno sempre ai loro libri, ancora e ancora.

 

MT: Come studentessa ti sei laureata in ingegneria, quindi sei sia una donna della poesia che una dona di scienza: quanto è difficile per una giovane donna inserirsi nell’area professionale della poesia e dell’ingegneria? Hai trovato sensibili differenze, dal punto di vista professionale, nei due campi?

MB: C’è sempre resistenza nella maggior parte delle persone a causa di quel desiderio di separare la letteratura dal campo della scienza, e ancora di più in coloro che non appartengono al campo delle arti. Un’ingegnere che scrive poesie è già una cosa assurda per alcuni, e un’ingegnere che lascia il lavoro in una compagnia petrolifera per dedicarsi alla scrittura è una follia. Penso che anche mia madre non l’abbia capito appieno, ma mi piace quello che faccio, e ora che ho finito la tesi del mio master cercando di mostrare l'influenza che esiste tra matematica e poesia, sento di aver fatto un altro passo. Non ho lasciato il campo della scienza, ho lasciato un lavoro in cui non mi sentivo libera, ma l'ingegneria è ancora presente nelle mie poesie e lo sarà sempre nella mia scrittura. Molti matematici e poeti l’hanno già detto, ma lo ripeto ancora: "ogni poeta deve prima essere un buon matematico e ogni matematico un buon poeta".

 

 

Ancora esisti?

Alle donne vittime della violenza di genere

 

Se mi chiudi le labbra col tuo pugno chius

io scapperò da te

senza aspettare che un principe venga a riscattarmi

 

Se fai sanguinare il mio sesso

prendendomi con la forza,

io scriverò versi

che germineranno in ogni cicatrice

 

Le mie parole ti ricorderanno che fu una donna

colei che cullò il tuo fragile corpo nelle sue viscere

ignara del potere della tua metamorfosi

 

Perchè io sono la madre

a cui continui a lacerare il ventre

Sono io la carne con cui cucini la tua cena

portando dio come tuo invitato

 

Eppure da lontano aspetto l’istante reversibile,

il giorno in cui mostrerai il tuo volto

degno di appartenere alla nostra specie;

- uomo capace di sostenere la farfalla tra le mani

senza mutilare le sue ali -

 

BIOGRAFIA DELL'AUTRICE

Marisol Bohórquez Godoy (Santa María-Huila, Colombia, 1982). Poetessa, pittrice e
traduttrice letteraria, laureata in ingegneria. Ha pubblicato le raccolte di poesie: La
soledad de los espejos (2016), Effetto farfalla-Efecto mariposa (2017) nella traduzione di
G. Darconza e Antipartículas-Antiparticelle (2019) in collaborazione con Gianni
Darconza. Ha tradotto poesie di oltre una dozzina di autori italiani contemporanei, tra cui
la raccolta di poesie: Elogio delL'indeterminazione (2018) di Gianni Darconza. Ha
partecipato ai Festival internazionali di poesia di Medellín (Colombia, 2016 e 2018), "La
Juntada a Buenos Aires (Argentina, 2016), Ditët e Naimit a Tetovo (Macedonia, 2018)
e Europa in versi a Como (Italia, 2019). È stata invitata a impartire lezioni di
letteratura Ispano-Americana alla Università Carlo Bo di Urbino e in diverse città
italiane. Parte del suo lavoro è stato tradotto in francese e italiano. Ha completato gli
studi con un Master in letteratura spagnola e latinoamericana presso l'Università di
Barcellona, ​​svolgendo la sua tesi di laurea sull'influenza della matematica nella poesia.
Risiede negli Stati Uniti del Nord America e collabora con prestigiose riviste di poesia.

Please reload

©2019 Engineering by Alessandra Corbetta

 

Associazione culturale "La Casa della Poesia di Como" - Via Torno 8 - 22100 Como (CO) - CF 95102700135​

+39 371.1092926 - lacasadellapoesiadicomo@gmail.com

Privacy & Cookies Policy - Note Legali - Contributi e sovvenzioni