Roberta Estrela D Alva

06/03/2019

 

 

ROBERTA ESTRELA D'ALVA – BRASILE, 1978

 

BIOGRAFIA

Poetessa, cantante, attrice e presentatrice televisiva. Slammer premiata, ha partecipato, nel 2011, alla Coppa del Mondo di Poetry Slam, ed è stata la prima a dare vita a questa disciplina, in Brasile. Le sue poesie tendono al canto con un ritmo quasi epico, le immagini si susseguono incalzanti e il respiro si fa strada tra immagini a dir poco filmiche. Il lettore è preso con forza e trascinato in un mondo in perpetuo mutamento, tra immagini nuove e imprevedibili, che uniscono poesia e riflessione, denuncia e scandalo.

 

 

 

DURATA

 

Non ha senso colpire la punta di un coltello

Non ha senso combattere come un guerriero spartano

Ed esporre la cicatrice come un trofeo di guerra

Sii la roccia che rompe il vetro della finestra.

L’urlo, il ringhio, l’assoluta bellezza

L’assoluta ragione, l’assoluta regola, l’assoluta certezza

La comprensione più perfetta, la precisione, la destrezza

La perfezione di un essere imperfetto è imperfetta

Il timbro perfetto, la nota giusta, la purezza

Una parodia, una bugia, un’imitazione fatta male

E la rigidità, la durezza, tutta la dedizione nel cercare di raggiungerla

È un momento così prezioso perso nel cercare di contemplarlo

Ma io sono forte, sono una lama, sono d’acciaio!

È così che vivo, è così che trovo me stesso

Sono sicuro, controllo, mi trattengo, non voglio andare

È questo ciò che riconosco, ciò che ho, ciò che sono.

Salendo la scala al contrario

Disfando la trama del tessuto

Vedendo un neonato nel bambino che sta crescendo.

Andando a dormire quando il sole sorge

Ah, è così che mi spezzo

Ah, è così che mi schiaccio

Ah, è così che io continuo a pretendere e intendere

Per favore, insegnami ad essere un fiore!

Voglio essere fiume, fonte e flusso

Lascia che la lucentezza dell’essere diventi sopportabile in mia presenza

Voglio giocare, sbocciare, cuore

Voglio sentire i miei piedi toccare il terreno

E se mi dovessi fare male, guarire con un soffio d’aria

Senza neanche vedere se funziona, solo fidarmi, fidarmi

E ridere molto di più e piangere solo un pochino

Dal lago al fiume, dal fiume al mare

Per dissolvere i duri muri che ho costruito con muscoli, sabbia e limo

E delicatamente rendere malleabile la durezza del metallo

Rimuovere con curo il veleno letale dalle parole come frecce

Rinunciando a ciò che è sempre giusto, perfetto e ideale

Per prendersi il rischio di sentire

Per ricevere nelle mie braccia, e accogliere, e aprire

E chissà, in questo modo, lasciando tutte le armi sul terreno

Forse posso garantire a me stesso il perdono

E chiedere a quelli a cui lo devo il perdono

Finalmente sarò in grado di accettare il perdono

Sarò in grado di accettare con calma chi sono

Chi ero, chi sarò, e sapere dove andare.

 

 

 

IMMORTALE

 

Esco in qualche modo rotto, e stanco, e in qualche modo solo.

Comincio a camminare sul marciapiede di destra dritto davanti a me.

Dietro di me, la compagnia di insetti, invisibile e non visibile ad occhio nudo.

Con me c’è anche il mal di stomaco, perché non ho ancora mangiato,

il peso delle mie spalle, parole scritte sul dorso della mia mano

e un copricapo di pensieri ripetitivi che non mi lasciano riposare.

Continuo a camminare e attraverso la strada.

I semafori sono verdi ma non c’è bisogno di stare attenti delle macchine, perché eviteranno la mia presenza ostacolante da sole.

Continuo a camminare.

I miei piedi mi chiedono di togliermi le scarpe.

Sono stati chiusi dentro tutto il giorno.

L’aria passa tra le mie dita. Metto le scarpe sull’asfalto caldo del marciapiede

Non mi serviranno più. Almeno non nei prossimi giorni.

Cammino in mezzo alla strada, lungo la linea gialla.

È una linea continua, così nessuno può sorpassarmi.

Ma forse non importa adesso.

Cammino lentamente.

L’asfalto è ancora caldo, ma non riesco a sentire il calore perché i miei piedi

si muovono un po’ sopra al terreno

E un altro po’. E ancora un altro po’.

Molto lontano dal caldo asfalto. Molto in alto.

E in cima a questa altezza, proprio di fronte c’è una porta aperta.

Ci passo attraverso, e raggiunta l’altra parte, non sento

più il mio stomaco e le mie spalle.

Anche le parole scritte sul dorso delle mie mani non sono

più qui.

E tutti i pensieri sono adesso uno.

E sto camminando ma le mie gambe non si muovono.

Sento la musica ma non sta cantando nessuno. Ed è bello.

Non ci sono insetti invisibili. Anche quelli meno visibili.

Il profumo è dolce e sento che posso restare.

La musica è tranquilla. È il silenzio.

È dove vorrei essere. Qui è dove avevo bisogno di stare. Qui

è dove tutto assume un senso.

Non è la pace. Né la gioia. Né una celebrazione, né dimenticanza.

È semplicemente il luogo dove dovrei essere. Solo questo.

È il posto in cui i miei piedi che non toccano più il terreno mi hanno portato.

Voglio rimanere. Forse rimarrò per sempre perché non so come

tornare indietro.

O forse l’ho dimenticato perché non voglio davvero tornare

Ma inizio a ricordare ciò che era stato concordato. Ricordo che devo

tornare indietro. So di dover tornare indietro.

Non mi sento triste, perché non c’è tristezza in questo luogo.

Né sono di fretta, perché ogni cosa ha il suo tempo.

Non piango, o provo a vedere. E non ricordo nemmeno le scarpe che ho lasciato indietro.

Non prego, non mi muovo, non so e non dubito. Io sono

qui, e quando il tempo verrà, sarò qui.

Per adesso, rimango solo qui.

Immortale.

 

 

 

DIASPORA

 

Le porte sono aperte e la diaspora sorge

Spaventa il dolore, la paura, il dubbio

La diffidenza, le insicurezze

I complessi di inferiorità, la sconsideratezza, la dimenticanza

Non può più essere mascherato

Il momento è adesso, il tempo è giunto

Identità

Qual è la tua? Chi sei tu?

I tuoi genitori? I genitori dei tuoi genitori?

Qual è l’origine della tua cultura?

Da dove vengono i tuoi antenati?

Perché rispettare quelli che vengono prima di noi è insegnare quelli

che vengono dopo

conoscere la loro storia, attivare la loro memoria

sapere chi è chi, dire i nomi:

Ângela Davis, Luiza Mahin, Patrick Lumumba, Amílcar Cabral,

Solano Trindade, Mestre Irineu, Malcolm X and James Brown

Steven Biko, João Cândido, Huey. P. Newton, Bob Marley, Luiz

Gama, Tim Maia,

Fela Kuti, Martin Luther King, pastore nella vita come nella morte,

guerriero della marcia della liberazione

e tutti i martiri della pace maledetta

Abolizionisti, guerrieri, combattenti, quilombolas

E tutti quelli che hanno lottato e hanno dato le loro vite così che

noi potessimo essere qui adesso

In questo momento, saliamo sul palco, e chiediamo a tutti di prendere parte

E nel passato, il permesso di iniziare ci è stato dato

Pianto i miei santi, inizio il mio canto

Mi vesto con fede, love e pace

Vedo una stella che si avvicina, tutta la grandezza degli Orisha

Il bagliore della luna, di ferro e di fuoco

La terra, il fango, il vento e il mare

Chiedo il permesso e mi avvicino, con rispetto e umiltà

Quello che voglio è cantare

 

 

Traduzione dall’inglese di Dome Bulfaro

 

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BIOGRAPHY

Poetess, singer, actress and TV presenter. Awarded Slammer, she took part in the Poetry Slam World Cup in 2011, and was the first to give life to this discipline in Brazil. Her poems tend to sing with an almost epic rhythm, the images follow one another and the breath makes its way between images filmic to say it mildly. The reader is taken with force and dragged into a world in perpetual change, between new and unpredictable images, which combine poetry and reflection, denunciation and scandal.

 

 

 

DURACTION

 

There's no point in punching the tip of a knife

There's no point in fighting like a Spartan warrior

And in displaying the scar like a war trophey

Be the rock that shatters the window pane.

The scream, the growl, the absolute beauty

The absolute reason, the absolute rule, the absolute certainty

The most perfect understanding, the precision, the dexterity

The perfection that comes from an imperfect being is imperfect

The perfect pitch, the right note, the purity

A travesty, a lie, a poorly made imitation

And the stiffness, toughness, all the dedication in trying to achieve it

Is such precious time lost in trying to contemplate it

But I am strong, I'm a beam, I am steel!

That’s how I live, that's how I find myself

I secure, I control, I hold back, I won't go

That's what I recognize, what I have, what I am.

Going up the downwards staircase

Unraveling the fabric that weaves

Seeing a baby in the growing child.

Going to sleep when the sun rises

Ah, that is how I break

Ah, that is how I smash myself

Ah, that is how I just keep pretending and intending

Please, teach me how to be a flower !

I want to be river,  fount and flow 

Let the lightness of being become bearable in my presence

I want to play, bloom, heart

I want to feel my feet touching the ground

And if I  get hurt, to heal with a breath of air

Without even seeing if it works, just to trust, trust

And to laugh much more and to cry just a little

From the lake to the river, from the river to sea

To dissolve the hard walls I built with muscles, sand and lime

And gently make the metal hardness malleable

Carefully removing the lethal poison from the arrow-words

Giving up what is always right, always perfect and ideal

To take the risk of feeling

To receive in my arms, and welcome, and open

And who knows, this way, laying all  weapons on the ground

Perhaps I can grant myself forgiveness

And ask those to whom I owe it for forgiveness

Finally I'll be able to accept forgiveness

I'll be able to calmly accept who I am

Who I was, who I’ll be, and know where to go.

 

 

 

IMMORTAL

 

I go out somewhat  broken, and tired, and somewhat alone.

I start walking down the right hand sidewalk straight ahead.

Beside me, the company of insects, invisible and unseen to the naked eye.

Also with me is a stomach ache, because I haven’t eaten yet,

the weight of my shoulders, written words  on the back of my hands

and a headdress of repetitive thoughts that won’t let me rest.

I keep walking and pass a crossroad.

The traffic lights are green but there's no need to stay clear of the cars, because they’ll avoid my obstacle-presence themselves.

I keep walking.

My feet are asking me to remove my shoes.

They were closed up all day.

 Air slips through my  fingers. I place the shoes on the hot asphalt sidewalk

I’ll not need them anymore. At least not in the coming days.

I walk in the middle of the street, along the yellow line.

It is a continuous line, so nobody can overtake me.

But maybe it doesn’t matter now.

I walk slowly.

The asphalt is still hot, but I can't feel the heat because my feet are moving a little above the ground

And  a little bit more. And yet a little more.

Way off the hot asphalt ground. Way up high.

And on the ridge of this height, right in front there’s an open door.

I am going through it, and when I reach the other side,I don't feel my stomach or my shoulders anymore.

 The words written on the back of my hands also are no longer there.

And all thoughts are now one.

And I'm walking but my legs do not move.

I hear music but there’s no one singing. And it's good.

There are no invisible insects. Even less visible ones.

The smell is sweet and I feel that I can stay.

The music is quiet. It is silence.

It's where I'd rather be. This is where I most needed to be. Here  is where everything makes sense.

This is not peace. Nor joy. Nor a celebration, nor forgetfulness.

It is simply the place where I should be. Only this.

It’s the place where my feet that do not touch the ground anymore brought me.

I want to stay. Maybe I’ll stay forever because I don’t know the way back.

Or perhaps I've forgotten it because I really don’t want to return

But I start to remember what had been agreed. I remember that I have to go back. I know I have to go back.

I do not feel sad, because there is no sadness in this place.

Nor am I in a hurry, because everything has its time.

I don’t cry, or try to see. And also do not remember the shoes I left behind.

I do not pray, do not move, do not know and do not doubt. I’m here , and when the time comes, there I’ll be.

For now, I just remain here.

Immortal.

 

 

 

DIASPORA

 

The doors are opened and the diaspora rises

Scares the pain, the fear, the doubt

Distrust, insecurities

Inferiority complexes, thoughtlessness, forgetfulness

It can’t be disguised anymore

The moment is now , the time has come

Identity

What is yours? Who are you?

Your parents? And your parents’ parents?

What’s the origin of your culture?

Where did your ancestors come from?

Because  to respect those who came before us is to teach those who follow

To know their history, to activate their memory

To know who is who, to say the names:

Ângela Davis, Luiza Mahin, Patrick Lumumba, Amílcar Cabral,

Solano Trindade, Mestre Irineu, Malcolm X and James Brown

Steven Biko, João Cândido, Huey. P. Newton, Bob Marley, Luiz Gama, Tim Maia,

Fela Kuti, Martin Luther King, pastor in life as in death,

warrior of the march of liberation

and of all the martyrs of the hunted down peace

Abolitionists, warriors, fighters, quilombolas

And all those who have struggled and given their lives so that we could be here now

At this moment, we get on stage, and ask everybody to take part

And in the past, permission to start was given to us

I plant my saints ,I begin my singing

I dress myself with faith, love and peace

I see a star approaching, all the greatness of the orishas

The glow of the moon, of iron and of fire

The land, the mud, the wind and the sea

I ask permission and move up closer, in respect and humbleness

What I want is to sing

 

 

 

 

 

 

 

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