Evelyn Rasmussen Osazuwa

06/03/2019

 

 

EVELYN RASMUSSEN OSAZUWA – NORVEGIA, 1986

 

BIOGRAFIA

Poetessa, slammer e attrice teatrale, laureatasi al Nordic Black Theatre Xpress, dal 2011 ha anche collaborato e partecipato a svariati progetti televisivi. Nel 2017 ha rappresentato la Norvegia alla Coppa Mondiale di Poesia tenuta a Parigi e, vincendo la competizione, è stata la prima a portare la Scandinavia alla vittoria, oltre ad essersi aggiudicata il titolo di prima donna vincitrice della gara.

 

 

 

SE MI FOSSE RIMASTA SOLO UNA POESIA –

 

Potrei scrivere di non essere in grado di scrivere, quando davvero devo scrivere.

Di voler strappare la membrana tra la penna e le parole che sono qui nella mia testa, ma che invece mi hanno impegnata in un nascondino.

Ma in questo nascondino non posso mai vincere perché più provo a cercare le parole, più difficili sono da trovare.

E se le vedo di sfuggita, cambiano città prima che io possa catturarle scrivendole.

 

Se mi fosse rimasta solo una poesia – dovrei scrivere di politica.

e dovrei scrivere della Madre Terra, il riscaldamento globale, l’accordo di Parigi.

Dell’Isis, di Boko Haram, di Anders Behring Breivik, della radicalizzazione estrema.

Del TISA e la privatizzazione dei servizi pubblici, creando ampie differenze.

Del cieco, seguendo il cieco, seguendo qualcuno senza vista periferica, desideroso di vincere e di controllare –

Invece di guidarci oltre.

Ma se solo mi fosse rimasta una poesia –

Scriverei di te.

 

Scriverei del “No. No, no, siamo solo amici”.

Di provare a nascondere uno sguardo,

 

degli abbracci che durano un po’ troppo, delle risate e del tenersi per mano,

delle guance che bruciano

Del tempo che passa veloce come i Norvegesi nello sci di fondo.

Scriverei com’è essere me, ma allo stesso tempo essere Superman, Beyoncè, Winnie the Pooh e un unicorno per te

 

Scriverei che senza di te qui a condividere il mio punto di vista il Big Picture è una fotografia dell’oscurità scattata senza flash.

E la vita è solo un brutto scherzo, senza te qui che mi fai ridere.

Scriverei di me e te contro il mondo, vivendo in una torre di nostra creazione.

Ma non scriverei del mio cuore che si spezza.

 

Non scriverei del mio cuore che si spezza perché non posso piangere qualcuno che è ancora qui.

Non posso mancare di essere vicino a te quando sei proprio lì.

Non c’è nessun senso per me al desiderare la presenza di qualcuno – che è fisicamente presente,

ma che ha deciso di fluttuare sopra tutte le ripide colline perché a volte la vita è una scalata difficile.

 

Non capisco come tu possa essere così saggio, ancora incapace di capire che nel tempo, le tue ali appassiranno.

E continuo a bussare alla tua porta, ma quando apri, non sei sempre più tu.

Oppure sei tu, ma sei di lato e parli al contrario mentre ti muovi nella direzione sbagliata.

 

 

È un incubo per me, ma non sembra che tu lo veda – perché sei bloccato in un sonno profondo – sognando di essere sveglio.

 

Perciò, preferisco scrivere di “Prometto”, prima che quelle parole significassero più della frustrazione.

Scriverei della cooperazione, prima che diventasse confronto silenzioso

Scriverei di me e te contro il mondo, prima che tu venissi catturato nella torre di tua creazione.

Ma non scriverei del mio cuore che si spezza.

 

Non scriverei del crepacuore.

Non scriverei del crepacuore –

 

Perché non sono pronta ad avere il cuore spezzato.

 

Se mi fosse rimasta solo una poesia scriverei di come mi guardi quando dici “Non riesco a dormire senza…”

Ma nella mia ultima poesia, la fine di quella frase sarebbe –

 

“te”

 

 

 

VORREI

 

Hai presente la sensazione di quando sei sul bus per andare al lavoro, il lunedì mattina?

E si sta così bene seduti lì vicino al finestrino, guardando fuori.

 

E ascolto sempre una playlist su Spotify con canzoni che mi piacevano, ma sono stanca di ascoltare tutto il tempo.

Ma lo faccio ancora perché è l’unica playlist disponibile offline e mi dimentico di scaricare qualcosa di nuovo quando sono in un posto con il Wi-Fi.

E sono un po’ tipo “Sì, nuova settimana! Nuovo giorno”, mentre penso anche a tutto il lavoro che avrei dovuto finire entro venerdì.

È per questo che amo sedermi qui, nel vuoto delle cose che avrei dovuto fare, ma non posso farci niente perché non posso andare dappertutto.

Un posto di solitudine.  Una panchina mobile nel parco, dove ho tutto e niente. Niente futuro, niente passato. E sto pensando “Spero che questo momento – possa durare”.

 

Vorrei poter smettere di fare le stesse scelte mentre mi aspetto che le cose vadano diversamente.

Vorrei poter pensare prima di parlare così che io possa sostenere una normale conversazione, una che non vada in questo modo:

Mi chiedi delle informazioni riguardo a qualcosa, la mia spiegazione non c’entra niente con quello che hai chiesto.

Mi guardi in quel modo.

Realizzo di aver detto qualcosa di sbagliato, ma invece di chiedere quello che effettivamente vuoi sapere – continuo a parlare anche se non ho idea di cosa riguarda questa conversazione.

 

Non stai dicendo niente ma sei comunque educato e gentile.

Il silenzio è imbarazzante, ma non mi interessa, così continuo a parlare.

Non colgo il suggerimento.

Cerchi di andare oltre, ma mi disturbi cercando di arrotondare il mio monologo così ti interrompo.

Voglio solo un’occasione di spiegare che quello che sto dicendo ha un senso quindi non puoi intervenire.

Ma realizzo che non c’è un senso per quello che sto dicendo, così concludo tutto con “Sai cosa intendo?”

Anche se so che non sai cosa intendo. Voglio dire, nemmeno io so cosa intendo.

 

Vorrei potermi allenare regolarmente

Vorrei che la palestra non fosse così illuminata – come me durante le vacanze.

E a proposito di illuminarsi durante le vacanze – gli anziani – è l’unico gruppo di persone che non deve mettersi in fila per l’attrezzatura, perché loro possono allenarsi quando nessun’altro ha tempo.

Vorrei essere una persona anziana.

Vorrei non avere paura di invecchiare.

È solo che non sono pronta per diventare un adulto con delle responsabilità.

Ma non voglio neanche tornare indietro, non voglio avere ancora 18 anni, non per davvero.

Quindi questa è una base perfetta per essere presenti, in questo momento.

 

Ma voglio ancora vedere se il futuro è migliore e voglio ritornare in tempo per capire – perché la vita non va secondo i piani.

 

Per scoprire come gestirò la battaglia, come combatterò con la conoscenza che ho adesso e dire alla piccola Evelyn del passato

“Tutto andrà bene. Fidati lo so. Quello che stai passando sembra una merda.

Ma mi ha insegnato ad essere forte. Tu sei la ragione per cui io sono quello che sono, quindi – tieni duro”.

Vorrei poterlo dire a me stessa adesso, e crederci veramente.

Credere che ci sia un significato. Desidero che la mia testa smetta di urlare.

Vorrei poter fermare il macinare. Desidero essere in grado di meditare e calmare la mente.

 

Vorrei non dover riavvolgere ogni singola situazione come se pensassi di poter cambiare il passato.

 

Vorrei che il mondo fosse un posto bellissimo in cui i fiumi di petrolio non scorrono così velocemente da far perdere la battaglia all’acqua.

In cui gli Stati Uniti non hanno eletto un razzista, donnaiolo e omofobo per guidare la loro nazione.

In cui il mio paese, la Norvegia, non ha selezionato un ministro dell’integrazione che vuole dei monitor alle caviglie dei rifugiati, ai quali non è nemmeno permesso di rimanere.

Vorrei che quello che sto dicendo adesso conti.

Vorrei che bastasse parlare di quello che dobbiamo fare.

Vorrei poter smettere di comprare bugie in saldo invece di lavorare – per la libertà.

Vorrei non essere trasparente.

Vorrei che qualcuno su questo bus mi guardasse.

 

Dove sono seduta – guardando fuori dal finestrino con le cuffie nelle orecchie, ascoltando canzoni che non voglio nemmeno sentire,

sperando in un cambiamento, quando sto facendo – esattamente lo stesso.

E il nostro bus continua a muoversi, finché un giorno – si ferma.

 

 

 

Traduzione dall’inglese di Alessia Ciboldi

 

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BIOGRAPHY

Poetess, slammer and theatrical actress, graduated at the Nordic Black Theater Xpress, since 2011 she has also collaborated and participated in various television projects. In 2017 she represented Norway at the World Cup of Poetry held in Paris and, winning the competition, was the first to bring Scandinavia to victory, as well as winning the title of first woman winner of the competition.

 

 

 

IF I ONLY HAD ONE POEM LEFT –

 

I could write about not being able to write, when I really have to write.

About wanting to tear the membrane between the pen and the words that are there in my head, but that have engaged me in a game of hide and seek instead.

But in this game of hide and seek I can never win because the more I try to look for the words, the harder they are to find.

And if I catch a glimpse of them, they skip town before I can capture them by writing them down.

 

If I only had one poem left – I should write about politics.

and I should write about Mother Earth, global warming, the Paris agreement.

About Isis, Boko Haram, Anders Behring Breivik, extreme radicalization.

About TISA and the privatization of public services, creating wider differences.

About the blind, following the blind, following someone with no peripheral view, eager to win and to control -

instead of guiding us through.

But if I only had one poem left –

I would write about you.

 

I would write about “No. No, no, we’re just friends”.

About trying to hide a glance,

 

about hugs lasting a little bit too long, about laughter and holding hands,

about burning cheeks

About time that flies past as fast as Norwegians do on cross-country skis.

I would write about what it is like to be I, but at the same be Superman, Beyoncé, Winnie the Poo and a unicorn to you.

 

I would write that without you there to share my view the Big Picture is a photograph of darkness taken without a flash.

And life is just a really bad joke, without you there to make me laugh.

I would write about you and me against the world, living in a tower of our very own making.

But I would not write about my heart breaking.

 

I would not write about my heart breaking because I can’t mourn someone who is still here.

I can’t miss being near you when you’re right there.

There is no point for me to wish for someone’s presence – whom is physically present,  

but choose to float over all the steep hills because sometimes life is a difficult climb.

.

I do not get how you can be so wise, yet unable to understand that in time, your wings will wither.

And I keep knocking on your door, but when you open, it’s not always you anymore.

Or it is you, but you are sideways and you talk backwards while you move in the wrong direction.

It is a nightmare to me, but you don’t seem to see - because you are stuck in a deep slumber - dreaming that you are awake.

Therefore, I would rather write about “I promise”, before those words meant more than frustration.

I would write about cooperation, before it turned into silent confrontation

I would write about you and I against the world, before you were captured in the tower of your own making.

But I would not write about my heart breaking.

 

I would not write about heartbreak.

I would not write about heartbreak –

 ‘cause I’m not ready to have my heart break.

If I only had one poem left I would write about how you look at me when you say

 “I just can’t sleep without…”

But in my very last poem, the end of that sentence would be –

 “you”

 

 

 

I WISH

 

You know the feeling when you’re on the bus on your way to work, Monday morning?

And it feels so good sitting right there by the window, looking out.

.

And I always listen to a playlist on Spotify with songs that I used like, but I’m tired of listening to all the time.

But I still do because it’s the only playlist available offline and I forget downloading something new when I get to a place with Wifi.

And I’m kind of like “Yes, new week! New day”, while I’m also thinking about all the work I should have finished by Friday.

That’s why I love sitting there, in the. vacuum of things I should have done, but can’t do anything about because I can’t go anywhere

A place of solitude. A moving bench in the park, where I have everything and nothing. No future, no past. And I’m thinking “I wish this moment – could last”.

I wish I could stop making the same choices while expecting things to go differently.

I wish I would think before I spoke so I could lead a normal conversation, one that doesn’t go like this:

You ask me for information about something, my explanation has nothing to do with what you asked.

You look at me like this.

I realize I’ve said something wrong, but instead of asking what you actually want to know – I keep talking even though I have no idea what this conversation is about.

.

You’re not saying anything but you’re still being polite and kind.

The silence is awkward, but I don’t mind, so I keep talking.

Your eyes leap towards the exit sign, signaling that you want to keep walking.

I don’t take the hint.

You try to get through, but you disrupt me trying to round off my monologue so I interrupt you.

I just want a chance to explain that there is a point to what I’m saying so you can’t intervene.

But I realize there is no point to what I’m saying, so I close the whole thing off with “D´you know what I mean?”

Even though I know that you don’t know what I mean. I mean I don’t even know what I mean.

 

I wish I would work out regularly

I wish the gym wasn’t as lit up as – me during the holidays.

And speaking of lit up during the holidays – old people – is the only group of people that doesn´t have to stand in line for the equipment, because they can work out when no one else has the time.

I wish I were an old person.

I wish I weren’t afraid of getting older.

 I’m just not ready to become a grown up with responsibilities.

But I don’t want to go back either, I don’t want to be 18 again, not for real.

So that’s a perfect base for being present, in this moment.

.

But I still want to see if the future is better and I want to go back in time to understand – why life didn’t go as planned.

To find out how I would handle the battle, how I would fight with the knowledge I have now and tell the little Evelyn from the past

 “Everything is going to be all right. Trust me I know.  What you’re going through feels like shit.

But it has taught me to be strong. You are the reason I am who I am, so – just hold on”.

I wish I could say that to myself now, and actually believe it.

Believe there is a meaning. I wish my head would stop screaming.

I wish I could stop the grind. I wish I was able to meditate and still my mind.

I wish I didn’t have to rewind every single situation like I think I can change the past.

.

I wish the world were a beautiful place where rivers of oil didn’t run so fast that clean drinking water lost the battle.

Where the US didn’t elect a racist, womanizing homophobe to lead their nation.

Where my country, Norway, didn’t select a minister of integration who wants ankle monitors on refugees, that aren’t even allowed to stay.

I wish that what I say right now would matter.

I wish it was enough to talk about what we need to do.

I wish I would stop buying lies on sale instead of working – for the truth.

I wish I weren’t see-through.

I wish one person on this bus would see me.

 

Where I’m sitting – looking out the window with plugs in my ears, listening to songs that I don’t even want to hear,

 wishing for a change, while I am doing – exactly the same.

And our bus is still moving, until one day – it stops.

 

 

 

 

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