Ataol Behramoglu

04/26/2019

 

 

ATAOL BEHRAMOGLU – ÇATALCA, TURCHIA, 1942

 

BIOGRAFIA

Premiato poeta, scrittore e traduttore, si è laureato all'Università di Ankara, dove, attualmente, è docente di lingua e letteratura russa. Tra il 1965 e il 1970, le sue prime raccolte sono state acclamate e riconosciute come manifesto della nuova generazione poetica turca. Successivamente, viaggiando tra Parigi, Londra e Mosca, ha avuto modo di confrontarsi con personalità del calibro di Pablo Neruda e Louis Aragon. Poiché membro esecutivo della Turkish Peace Association, nel 1982, è stato imprigionato e condannato all'esilio e dunque costretto alla fuga, nella già familiare Parigi, dove ha vissuto fino all'estinzione della pena.

 

 

 

QUANDO SI LASCIA LA CITTÀ

 

Le cose si ricordano quando si lascia la città

Sono soprattutto piccole cose

Il conto del droghiere pagato

All’ultimo momento, uno si imbatte in un lontano conoscente

 

Cos’è una città e che cos’è

Che una città lascia a una persona

Strade polverose che si allungano ancora e ancora

Finiscono con montagne piatte

 

Quando si lascia la città, è una cosa familiare

Anche lasciare una donna indietro

Tu cammineresti nei boschetti

Portando il suo viso con te

 

E sempre nel fluire dei vapori

Qualcosa che ti ha ricordato il passato

Era perché erano torbidi

Oppure alla fine l’estate è invecchiata in silenzio

 

Estati, città e donne

Il sapore acre di lasciare l’amore alle spalle

Qualcosa che tutti i bambini

E tutti i poeti stanno vivendo

 

 

 

 

AI BAMBINI NON HANNO NAZIONI

 

I bambini non hanno nazioni

L’ho sentito per la prima volta lontano dalla mia patria

I bambini non hanno nazioni

Il mondo in cui tengono le loro teste è lo stesso

Guardano con la stessa curiosità negli occhi

Quando piangono, il tono delle loro voci è lo stesso

 

I bambini sono i fiori del genere umano

Di rose i più puri, la maggior parte dei boccioli di rose

Alcuni sono bei frammenti di luce

Alcuni sono grappoli scuri e tetri

 

Padri, non lasciate che vi facciano perdere la testa

Madri, proteggete i vostri bambini

Zittite, zittite, non lasciate parlare

Chi vorrebbe parlare di guerra e distruzione

 

Lasciamoli crescere con passione

Che possano germogliare e svilupparsi come alberelli

Non sono tuoi, né miei, né di nessuno

Loro appartengono a tutto il mondo

Sono la mela di tutti gli occhi dell’umanità

 

L’ho sentito per la prima volta lontano dalla mia patria

I bambini non hanno nazioni

I bambini sono i fiori del genere umano

E l’unica speranza del nostro futuro

 

 

 

HO DIMENTICATO COM’ERA IL VISO DI MIA MADRE

 

Ho dimenticato com’era il viso di mia madre

Ho dimenticato come suonava la voce di mia madre

Lascia che la notte sia una coperta fatta di ricordi

Lascia che la getti sopra il mio cuore nero

 

Ho dimenticato come rideva mia madre

Ho dimenticato com’era mia madre quando piangeva

Lascia che la vita mi culli fra le sue braccia

Sono il suo piccolo figlio

 

Ho dimenticato com’erano le mani di mia madre

Ho dimenticato com’erano i suoi occhi quando mi guardava

Lascia che il vento porti il profumo di erba asciutta

Mentre la pioggia cade mai così dolce

 

 

 

ERA PARIGI

 

Era Parigi, notte, e io ero giovane

Spessa e nera come il carbone scorreva la Senna

Ero inebriato, bagnato, ubriaco

D’amore, di poesia, di dolore

 

Era Parigi, Parigi di mille facce

Il mio amato c’era una volta

Quando settembre ha baciato le mie labbra

All’inizio di una sera come per farle sanguinare

 

Era Parigi, prendi la tristezza sopra i dolori

Volevo morire proprio lì

Mi stavo trascinando dietro

Tutte le mie poesie non scritte

 

Era Parigi, la Parigi del mio amore

Ogni sorriso, ogni parola un barattolo di segreti

Come se avessi avuto tutto il cuore sotto sopra

Avvolto nel desiderio

 

Era Parigi, la Parigi di quale tempo

Volando via con la mia vita passata

All’improvviso tutto si è trasformato in ricordo

L’amore si è trasformato in lamento

 

Era Parigi, la Parigi della notte, del dolore

Della pioggia e della gioventù

Molte grazie, per tutto

Quello che hai trattenuto e offerto

 

 

 

TU SEI LA MIA AMATA

 

Tu sei la mia amata, non hai tempo per pensare a chi sei

pensando a quello che necessiti di fare

Uno della folla in mezzo alla gente

Una stella, come una lunga infanzia perduta, nel mezzo della notte,

Tu sei la mia amata, sto baciando i tuoi denti così bianchi,

Nascosta tra loro una mezza linea dell’amore incompiuto della scorsa notte

 

Tu sei la mia amata, il mio amore ovattato, la mia giovinezza sanguinante

Verso la tua infanzia ti ho fatto volare

Le tue ali si stanno stancando, sei zuppa di sudore

Accanto a me, ti svegli nella notte urlando

Mattine, saluto il vostro mescolarsi con una vita metallica

 

Tu sei la mia amata, infiliamo un pezzo di carta in esso e rimandiamo il nostro amore

Che è vissuto furtivamente su autobus e treni

I nostri corpi fianco a fianco incapaci di sanguinare veramente

 

 

Traduzioni dall’inglese di Alessia Ciboldi, revisione di Laura Garavaglia

 

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BIOGRAPHY

Awarded poet, writer and translator, he graduated from the University of Ankara, where he is currently a professor of Russian language and literature. Between 1965 and 1970, his first collections were acclaimed and recognized as a manifesto of the new Turkish poetic generation. Later, traveling between Paris, London and Moscow, he had the opportunity to confront with personalities like those of Pablo Neruda and Louis Aragon. As an executive member of the Turkish Peace Association, in 1982, he was imprisoned and sentenced to exile and thus forced to flee, in the already familiar Paris, where he lived until the extinction of the sentence.

 

 

 

WHEN LEAVING TOWN

 

The things recalled when leaving town
Are mostly little things
The grocer’s bill is paid
At the last moment, one runs into a distant acquaintance

 

What is a town and what is it
That a town leaves to a person
Dusty roads stretching on and on
End up with flat mountains

 

When leaving town, it’s a familiar thing
To leave a woman behind too
You would walk into the groves
Carrying her face with you

 

And always in the flowing of streams
Something that reminded you of the past
Was it because they were turbid
Or did summer quietly grow old at last

 

Summers, towns, and women
The acrid taste of leaving love behind you
Something all children
And all poets are living through

 

 

 

BABIES DON’T HAVE NATIONS

 

Babies don’t have nations
I felt this for the first time far from my homeland
Babies don’t have nations
The way they hold their heads is the same
They gaze with the same curiosity in their eyes
When they cry, the tone of their voices is the same

 

Babies are the blossoms of humankind
Of roses the most pure, most the buds of roses
Some are fair fragments of light
Some are dusky-dark grapes

 

Fathers, do not let them slip your minds
Mothers, protect your babies
Silence them, silence them, don’t let them speak
Who would talk of war and destruction

 

Let us leave them to grow up with passion
May they sprout and burgeon like saplings
They are not yours, nor mine, nor anybody’s
They belong to the whole world
They are the apple of all humanity’s eye

 

I felt this for the first time far from my homeland
Babies don’t have nations
Babies are the blossoms of humankind
And our future’s one and only hope

 

 

 

I’VE FORGOTTEN HOW MY MOTHER’S FACE LOOKED

 

I’ve forgotten how my mother’s face looked
I’ve forgotten how my mother’s voice sounded
Let night-time be a blanket made of memories
Let me throw it over my black heart

 

I’ve forgotten how my mother laughed
I’ve forgotten how she was when she cried
Let life rock me in her arms
I am her tiny little son

 

I’ve forgotten how my mother’s hands were
I’ve forgotten how her eyes were when she gazed
Let the wind bring the scent of dry grass
While the rain falls ever so gently

 

 

 

IT WAS PARIS

 

It was Paris, night, and I was young
Thick and coal-black flowed the Seine
I was high, was wet, was drunk
On love, on poetry, on pain

 

It was Paris, Paris of a thousand faces
Which was my beloved once upon a time
When September kissed my lips
One early evening as if to make them bleed

 

It was Paris, take sorrow over sorrows,
I wanted to die right there
I was dragging behind me
All of my unwritten poems

 

It was Paris, the Paris of my love
Every smile, each word a jar of secrets
As if I were all heart below to above
Shrouded in longing

 

It was Paris, the Paris of what time
Flying off with my fly-away life
Suddenly everything turned to memory
Love turned to lament

 

It was Paris, the Paris of night, of sorrow
Of the rain and of youth
Many thanks, for everything
That you withheld and offered

 

 

 

YOU ARE MY BELOVED

 

You are my beloved, you have no time to think of who you are for 
thinking about what you need to do
One of the crowd in the midst of the crowd
A star, like a long lost childhood, in the midst of night, 
You are my beloved, I am kissing your teeth so white, 
Hidden between them a half-line from last night’s unfinished love-making

 

You are my beloved, my muffled love, my youth bleeding 
Towards your childhood I set you flying 
Your wings growing weary, you are drenched in sweat
Beside me, you wake in the night screaming 
Mornings, I wave to your mingling with a metal life

 

You are my beloved, we stick a piece of paper in it and postpone our love
Which is lived furtively on busses and trains
Our bodies side by side unable truly to bleed

 

 

 

 

 

 

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