"Di sole non ce n'è mai abbastanza" di Cristina Cappellini (Aletti, 2011)

10/16/2017

Dieci racconti, dieci storie di gente comune narrate con quella capacità di coinvolger il lettore, di condurlo dentro la vicenda dei protagonisti, che è proprio di chi conosce “il mestiere di scrivere”. “Di sole non ce n’è mai abbastanza” di Cristina Cappellini è uno di quei libri che non vorresti mai che finisse. Storie di gioia, dolore, amore, delusione e speranza, di aspirazioni realizzate, di vita e di morte. Storie di tutto ciò di cui è fatta la vita, sempre in equilibrio tra sentire e pensare, sentimento e ragione. Tanti personaggi , tra i quali spiccano le figure femminili, nelle quali l’autrice sembra aver voluto mettere in luce le mille sfumature dell’animo della donna. Ecco, ad esempio, Lisa, protagonista del racconto “Radio 007”, timida e insicura, che supererà la propria insicurezza e perenne indecisione grazie ad Adalberto Luciani detto il “Cantastorie”, la “voce” di Radio 007 il quale riempirà la solitudine di Lisa, ascoltandola e aiutandola ad avere fiducia nelle proprie capacità, al caro prezzo di annullare se stesso.

 

I personaggi dei racconti vivono in tempi e luoghi diversi, a volte lontani. Le loro vicende sono ambientate in zone dell’Italia e di altri Paesi europei che l’autrice conosce bene e di cui nel corso della narrazione offre particolari interessanti, soffermandosi su monumenti, opere d’arte, ambienti che li caratterizzano. Offre in tal modo al lettore digressioni che lo aiutano a calarsi nel racconto, a “vedere” la storia per immagini.

 

I protagonisti sono “eroi del quotidiano”, che hanno scelto di accettare fino in fondo le sfide della vita, mettendosi alla prova, affrontando anche situazioni difficili per superare divieti, timori, indecisioni, incertezze, ascoltando soprattutto le ragioni del cuore. Perché per realizzare i propri sogni ci vuole coraggio. Così, ad esempio, per Angelica, del racconto “Il cavaliere berbero”, pronta a lasciare un uomo che le avrebbe assicurato un futuro tranquillo ma senza emozioni per seguire il vero amore. O Caterina, che rinuncerà a una brillante carriera di giornalista perché grazie a un poeta capirà che non si possono vendere le emozioni.

 

A volte la determinazione, la volontà di lottare per andare fino in fondo , al cuore delle cose avrà per alcuni personaggi un esito tragico: così è per la cantante di fado Manuela Cardoso, protagonista del racconto “Il canto vagabondo di Manuela Cardozo” o per la fotografa freelance Dominique Dupré nel racconto “La ballata triste di frate Hyères”.

 

L’autrice riesce a raccontare le storie degli altri come se le avessero scritte i personaggi. Per questo i loro sentimenti, le loro emozioni, le loro vicende sembrano, durante la lettura, appartenere anche a noi. E alla fine del libro rimane il desiderio di fermarsi e ascoltare la voce del cuore, a cui spesso non badiamo, per capire che tutti abbiamo bisogno di sole, perché è vero che “di sole non ce n’è mai abbastanza”.

 

Laura Garavaglia

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