Sulla poesia di Nurengiz Gun


La poesia di Nurengiz Gun, una delle voci più autorevoli della letteratura azera del secondo ‘900, è caratterizzata da temi che si ritrovano in parte nella poesia femminile di ogni tempo e Paese, ma che nel suo dettato poetico sembrano rinnovarsi “con voce differente”, per parafrasare il titolo di un famoso libro della psicologa statunitense Carol Gilligan.

L’amore è il sentimento centrale della sua poesia, amore di madre verso la propria figlia Jala, espresso con toni di grande delicatezza “il mio fiore, la mia bellezza,/la mia primavera… e tutto…”[1], amore di donna nei confronti di una figura maschile mai definita, sempre sfuggente, a cui la poetessa dedica versi dove la passione trascolora ora nel rimpianto, ora nella nostalgia che vela il ricordo, frammenti di un passato felice che nel presente sembrano solo un sogno:

“Era mattina/e ho visto che avevo abbracciato/il tuo sogno, /l’ho stretto forte nei miei palmi”.[2] Una delle poesie più toccanti, Ricordo, descrive la fine di un amore con metafore prese da una quotidianità semplice ma mai scontata, che rendono il sentimento di abbandono e la solitudine della donna ancora più drammatiche: “…improvvisamente il tavolo diventò instabile,/ il sale si versò./Il pane era secco e la cipolla amara./Che cos’era accaduto?/Qualcuno venne con in mano un’accetta/E tagliò il nostro albero…”[3].

Ma l’amore, nelle poesie di Nurengiz Gun, è declinato in tutte le sue molteplici sfumature, dà energia e vigore, anima i suoi versi: è desiderio di comprendere ed essere compresa, affezione verso il proprio Paese e difesa della sua identità nazionale e culturale, “Vorrei che non ci fosse dolore nel cuore dei figli!/La terra era dei nostri antenati! Vorrei che questa terra rimanesse per sempre nostra/Vorrei che questa terra non fosse divisa in due parti”[4], speranza in un mondo migliore, dove guerre, povertà e ingiustizia fossero sconfitte per sempre, dove “le porte fossero spalancate (…) nessun sguardo obliquo, nessun cuore senza padrone… “[5]. Alcune poesie hanno infatti una marcata valenza civile e sono versi sempre animati dal fiato caldo dell’esistenza, che coinvolgono il lettore proprio perché privi di vane sfumature di retorica.

Abitare il mondo con la mente e il cuore è caratteristica dell’universo femminile e Nurengiz Gun sa esprimere questo valore in tutte le sue poesie, anche in quelle dove lo sconforto e la rassegnazione sembrano prendere il sopravvento sul suo amore per la vita, come si legge in questi intensi versi della poesia I miei fiori bianchi “Coloro che ho amato, sono diventati fantasmi, sono bruciati come una lampada,/ poi improvvisamente si sono spenti/Alla fine questi miei fiori bianchi sono diventati terra nera”; o anche quando anche la fede sembra vacillare: “Se questo è il mio destino/mio Dio/perché sono nata?”[6].

Le poesie di seguito presentate sono state tradotte in inglese dalla versione originale in lingua azera. Ho ascoltato la poetessa recitare i suoi versi in alcuni video e ne ho amato la musicalità e la dolcezza di questa lingua, che si fa canto nella poesia di Nurengiz Gun.

Con questa traduzione in italiano si vuole far conoscere, anche se solo in minima parte, il valore di una voce poetica che testimonia la vivacità della poesia azera contemporanea.

Laura Garavaglia

[1] Alla mia Jala [2] Sonno [3] Ricordo [4] Sogni sulla via della vita [5] Ibidem [6] Pensavo fosse vero

Biografia di Nurengiz Gun

Nurengiz Gun (Baku, 1938-2014) è stata una delle voci poetiche più potenti e originali della seconda metà del XX secolo della letteratura azerbaigiana, nonché scrittrice e pubblicista. Ha lavorato a lungo come annunciatrice TV nel Comitato televisivo e radiotelevisivo dell'Azerbaigian e in seguito ha insegnato recitazione e scrittura creativa presso l'Università Statale della Cultura e delle Arti di Baku.

La sua prima opera è stata il romanzo "The God" (1980). Da allora fino ad oggi sono stati pubblicati i poemi epici: “L’ultimo sogno del secolo”, ”Ali Bianche”, “La Pace sia con te, l’Agja yol”, “Venti di Cipro Nord”, “Romanzo di Neve”, “Sinfonia Kojali” , che Nel 2009 ha ricevuto il premio della Mahmoud Kashgari Foundation; le opere selezionate “Sono in viaggio”, una serie di sonetti denominati “Letterario e misterioso”; vari romanzi tra cui "La più alta collina fiorita e l'acqua di neve", "Notte rossa", articoli, opuscoli e recensioni teatrali.

Nel 1992 ha partecipato al Congresso Yunis Emre tenutosi a Eskishehir e al primo congresso di Turksoy tenutosi ad Ankara. Come membro della delegazione azera ha preso parte allo stesso tempo al 6° congresso dei popoli di lingua turca tenutosi nel 1998 a Bursa e al congresso degli Azerbaigiani nel mondo tenutosi in Svezia nel 2005. La versione cinematografica del poema epico “Sinfonia Khojali” è stata proiettata da Leader TV durante questo congresso.

Nove poesie di Nurengiz Gun pubblicate nell'almanacco mondiale “Voices” pubblicato dalla casa editrice jugoslava “Novo-Macedonia” sono state premiate con il premio “Light Branch” (1987, dicembre, Uskup). Per i suoi articoli premiati con il motto "Per i servizi alla nazione turca" ha ricevuto il diploma onorario "Sara Khatun" dell'Unione delle donne azero-turche (dicembre 2001). Nel 2005 ha ricevuto il Premio Internazionale “Humay”. Ha inoltre ricevuto importanti riconoscimenti dall’ Union of Intellectuals of Georgian Azerbaijanis e dalla Caucasus-Media Public Union. ".

Nel 2006, le è stata assegnata la borsa di studio presidenziale con un decreto firmato dal Presidente della Repubblica dell'Azerbaigian, Ilham Aliyev.

Poesie di Nurengiz Gun Traduzione dall’inglese di Laura Garavaglia

TO MY JALA

Whose eyes diamonds

What diamonds’ sheen

dazzled the world?

Whose lips’ smiling

sprinkled on horizons

as roses

amazed the world?

Certainly,

they belonged

to my daughter Jale,

my flower, my beauty,

my spring...and all together…

ALLA MIA JALA

Di chi sono questi occhi adamantini

quali diamanti abbagliarono il mondo

con il loro splendore?

La labbra di chi sorridendo

stupirono il mondo

avvolgendo gli orizzonti

come rose?

Certamente,

appartenevano

a mia figlia Jala

il mio fiore, la mia bellezza,

la mia primavera… e tutto…



ONLY IF MY POEMS ARE READ

I do not thirst for fame,

I’m not eager to be famed

I'm tired of noise of fame.

I didn't get any rewards by force, entreating,

I am such a person.

I do not need to shout.

I do not want to have even a single share of fame.

I don’t want! Let it piles on glory of the world.

If only my poems are read, they are my voice,

I want the bad to stay with the bad

and the good to stay with the good

I don't want anything else,

I thank God very much.

SOLO SE LE MIE POESIE SONO LETTE

Non ho sete di fama

non sono avida di fama

sono stufa del rumore della fama.

non ho avuto nessun riconoscimento imponendomi o supplicando

sono così.

Non ho bisogno di urlare

non voglio avere neanche un po’di fama.

Non voglio! Si accumuli sulla gloria del mondo.

Se solo le mie poesie fossero lette, sono la mia voce

voglio che il male stia col male

e il bene con il bene

non voglio nient’altro,

ringrazio tanto Dio.



GAP

An empty silence,

Completely empty...

No love, no hate, no happiness, no feeling, no sound in the void!

I took a horse. Where is that horse? I had a whip, but where it is?

Let my horse stay with you. Give me back my whip!

I want to whip this gap!

VUOTO

Un silenzio vuoto,

Completamente vuoto...

Né amore, né odio, né felicità, né sentimento, né suono nel vuoto!

Ho preso un cavallo. Dov’è quel cavallo? Avevo una frusta, ma dov’è?

Tieniti il mio cavallo. Ridammi la mia frusta!

Voglio frustare questo vuoto!


I'M ON ROAD

Smile on my lips,

Hope and pride in my apples of eye,

Burning passion for crying...

I’m on road till I get tired.

Mystery in my palm,

Swelling on my fingers,

All I have is my heart…

I’m on road till the stalk is broken.

Wind in my hair,

Cradle song in my soul,

Defeated love in my head

I’m on road till the last breath.

Chain of mountains in front of me,

Hard rocks, cold sea

At sunset,

With a solitary soul,

I'm on road till the last point.

Sharp descents behind me,

Sun stack on my shoulder,

My daughter Jala in my arms, trembling...

I will be on road till I turn a road …

SONO IN VIAGGIO

Sorriso sulle mie labbra.

Speranza e orgoglio nelle mie pupille

Passione ardente per il pianto…

Sono in viaggio finché non mi stanco

Mistero nella mia mano,

gonfiori sulle mie dita,

tutto ciò che ho è il mio cuore…

sono in viaggio finché lo stelo si spezza,

Ninna nanna nella mia anima

Amore sconfitto nella mia testa

Sono in viaggio fino all’ultimo respiro.

Di fronte a me catene di montagne,

rocce dure, mare freddo,

Al tramonto,

Con un’anima solitaria

Sono in viaggio fino all’ultima meta.

Ripide discese dietro di me,

un mucchio di sole sulle mie spalle,

mia figlia Jala tra le mie braccia, tremante…

sarò in viaggio finché cambio strada…


I HAVE LOST

I lost a light

in my mother's eyes.

I lost a bayati*

in my mother's words.

I lost a fairy tale

on my mother's lips.

I lost a lamp

at my mother's tidings.

I lost a cradle

in my mother's arms.

I lost a life

in my mother's ways ...

*bayati - a kind of Azerbaijani poem created by common people

HO PERSO

Ho perso una luce

negli occhi di mia madre.

Ho perso un bayati

nelle parole di mia madre.

Ho perso una favola

sulle labbra di mia madre.

Ho perso una lampada

alle novelle di mia madre.

Ho perso una culla

Nelle braccia di mia madre.

Ho perso una vita

Nelle tradizioni di mia madre…

*bayati – genere di poesia popolare dell’Azerbaijan


MEMORY

There was only this tree and its shadow.

There were only we, and our broken heart.

The breath of flowers in our souls,

A song of endless love in our hearts,

There was also bread ... It must have been a salt cellar,

And an onion.

That’s all.

... Suddenly the table became unsteady, the salt was spilled,

The bread was dry and the onions were bitter.

What was happened?

Suddenly

Someone came with an axe in hand

and cut down our tree...

RICORDO

C’era solo quest’albero e la sua ombra.

C’eravamo solo noi e i nostri cuori spezzati.

Il respiro dei fiori nelle nostre anime,

Una canzone di infinito amore nei nostri cuori,

C’era anche del pane…ci dev’essere stata una saliera

E una cipolla.

Questo è tutto.

…improvvisamente il tavolo diventò instabile, il sale si versò.

Il pane era secco e la cipolla amara.

Che cos’era accaduto?

Qualcuno venne con in mano un’accetta

E tagliò il nostro albero…


DREAMS ON THE WAY OF LIFE

It would be better

Names of streets are Lala, Nargiz, Banovsha*,

Homeland, Love; Bonfire and Fire ...

Some of them would be called Nazim Hikmet, Haqiqat**, Shah Khatai, Sattarkhan,

Araz, Tabriz, Languor, Power and Sun...

Every name wouldn’t stick on and fit

to the spirit of streets, to the ancient stone memory,

To the side-streets and stones!

Embrace of the night

be always full of stars

always - during spring and summer,

I wish these stars were twinkling with mincing manners,

The star at the heart of the moon...

The moon above us

so it would be safe,

shining with rays,

I wish these stars shone with charms!

I wish our eyes were dazzled only

when we looked at the moon and the stars

I wish the sidewalks were as clean

as after the rain, bright and shiny

No dust and brushwood

along the sidewalks,

I wish willows

swayed on the sidewalks,

drinking water from the homeland’s spring!

I wish we always heard

the rustling of the leaves of these trees!,

I wish only flowers,

buds, branches, leaves,

greenery could be seen from the balconies,

I wish this greenery,

Their light was clinging

to each other along the roof, along the walls

I wish all deeds, homeland,

honor of the homeland lived with this love!

I wish the windows

shone like crystal on our faces,

on our eyes,

I wish the light shone on the ground

I wish there was such an awakening,

such a push that our arms

would unite in the path of truth

I wish this awakening,

this posture would wipe out

a hundred years of snooze from the earth!

I wish the doors were wide open,

I wish only swallows and white birds

would have built their nests around the doors,

there would be no squinting eyes,

no squinting eyes, no ownerless hearth ...

I wish there were no bad neighbors in this world,

no destroyed bird's nest,

no heart wounds, no bullets.

I wish everyone held the Motherland above everything,

I wish pride and courage could be combined!

I wish there were no indifferent people on earth!

I wish only brave people were born.

I wish those sons were born by beautiful women.

I wish there was no sorrow in the hearts of the sons!

The land was our ancestor! I wish this land remained in our hands forever,

I wish this land would not be divided into two,

I wish a huge celestial chariot would spin, over the passes,

I wish that huge cart dispelled all the fears on his face ...

O God, I beseech thee,

I wish our eyes would not see abroad,

I wish our hearts were unconscious, I wish our wings were a bird one day

I wish our laps, like other travelers, had reached the other side of our homeland.

I wish our dreams were true one day!

May our desires not fade,

I wish all the gardens,

all the doors, all the love,

all the good news were adorned with flowers.

I wish one day, at dawn,

they would hear the spirit

of the martyred heroes,

their graves, the word of victory,

the word of reunion!

* Lala, Nargiz, Banovsha* - names of flowers

** Haqiqat* - Justice

SOGNI SULLA VIA DELLA VITA

Sarebbe stato meglio

Nomi di strade sono Lala, Nargiz, Banovsha

Patria, Amore; Falò e Fuochi…

Alcuni di loro sarebbero stati chiamati Nazim Hikmet, Haqiqat, Shah Khatai

Sattarkhan,

Araz, Tabriz, Languore, Potere e Sole…

Ogni nome non si attaccherebbe e non si adatterebbe

allo spirito delle strade

alla memoria dell’antica pietra

alle strade laterali e ai sassi!

Abbraccio della notte

sii sempre pieno di stelle

sempre- durante la primavera e l’estate

Vorrei che queste stelle vezzose scintillassero

le stelle al cuore della luna…

La luna sopra di noi

così sarebbe salva

radiosa

Vorrei che queste stelle avessero brillato con charme!

Vorrei che i nostri occhi fossero solo abbagliati

quando guardiamo la luna e le stelle

Vorrei che i marciapiedi fossero puliti

come dopo la pioggia

brillanti e lucidi

niente polvere e sterpaglie

lungo i marciapiedi

Vorrei salici che ondeggiassero

sui i marciapiedi

assorbendo acqua dalle sorgenti della patria!

Vorrei che sentissimo sempre

Il fruscio delle foglie di questi alberi

Vorrei solo fiori, germogli, rami, foglie,

che il verde si vedesse dai balconi

Vorrei queste piante,

la loro luce abbarbicata

l’una all’altra lungo il tetto, i muri

Vorrei che ogni azione, patria,

onore della patria vivesse con questo amore!